Lupi, nuovo attacco a Noci: Coldiretti chiede un piano nazionale

Un bovino ucciso in un allevamento riapre il caso della gestione del predatore in Puglia. Chiesti censimento aggiornato, prevenzione e regole più efficaci.
Un nuovo attacco a un allevamento di Noci riporta al centro il tema della gestione dei lupi in Puglia. Secondo Coldiretti Puglia, un bovino è stato azzannato e ucciso, episodio che si aggiunge a una serie di predazioni segnalate negli ultimi anni in diverse aree della regione.
L’organizzazione agricola non chiede una “guerra ai lupi”, ma un intervento pubblico più ordinato: un censimento aggiornato, un piano nazionale di gestione e misure di contenimento nei territori più esposti.
Gestione dei lupi in Puglia, la richiesta degli allevatori
Coldiretti Puglia richiama i dati nazionali sulla crescita della specie: in circa trent’anni, la popolazione sarebbe passata da poche centinaia di esemplari a oltre 3.300 lupi stimati in Italia. Il primo monitoraggio nazionale coordinato da ISPRA ha indicato circa 3.300 esemplari sul territorio italiano.
La pressione, secondo l’associazione, si avverte anche in Puglia, con criticità segnalate dal Gargano al Salento. Le province di Bari, Taranto e Bat, insieme al Foggiano, sono indicate tra le aree dove la presenza del predatore crea maggiori preoccupazioni per gli allevamenti.
Il problema non riguarda solo gli animali uccisi. Dopo un attacco, spiegano gli allevatori, restano anche gli effetti indiretti: animali feriti, stress nelle mandrie, calo della produzione di latte e aborti negli esemplari sopravvissuti.
Il cambio di status in Europa
Il tema si inserisce in un quadro europeo cambiato. Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la modifica della direttiva Habitat, portando il lupo da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta”. La decisione consente agli Stati membri maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni locali, pur mantenendo gli obblighi di conservazione.
Per Coldiretti, questo passaggio deve tradursi in strumenti concreti: prevenzione, indennizzi rapidi, controlli, interventi mirati e una programmazione che tenga conto delle aree dove la convivenza è più difficile.
La questione riguarda anche il futuro delle zone interne. Se pascoli e allevamenti vengono abbandonati, viene meno una parte essenziale della manutenzione del territorio. La presenza degli agricoltori contribuisce infatti alla cura delle aree rurali, alla tutela del paesaggio e alla conservazione di razze locali come la Gentile di Altamura e la Moscia leccese.
Coldiretti collega il problema dei lupi a quello più ampio della fauna selvatica fuori controllo: cinghiali, storni, cormorani, lepri e pappagalli verdi sono indicati come specie che, in assenza di programmazione, possono creare danni alle attività agricole.
La richiesta è quindi un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. Gli allevatori chiedono di poter continuare a lavorare senza lasciare soli territori già fragili, dove l’abbandono dei pascoli può avere conseguenze ambientali ed economiche pesanti.

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