
Peggiora il dato regionale rispetto alla media nazionale. Diminuiscono anche le imprese attive e gli addetti, mentre la cassa integrazione resta sopra i livelli pre-Covid.
L’export calzaturiero pugliese chiude il 2025 con un segno meno. Secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, il valore delle esportazioni del settore in Puglia è sceso del 7% rispetto al 2024. Un dato più pesante di quello registrato a livello nazionale, dove la flessione si è fermata all’1,1%.
Il rallentamento arriva in una fase già delicata per la filiera regionale, che comprende sia i calzaturifici sia i produttori di componenti per calzature. Oltre alla contrazione delle vendite all’estero, il comparto perde infatti anche pezzi sul piano produttivo e occupazionale. Nel confronto con l’anno precedente, in Puglia risultano 13 imprese attive in meno tra industria e artigianato. Sul fronte del lavoro, il saldo è negativo di 359 addetti.
Tra i mercati esteri di riferimento, la Francia si conferma la prima destinazione per il prodotto pugliese e registra anche un incremento del 5,6%. Segno positivo anche per l’Albania, che cresce dell’1,5%. Diverso l’andamento negli altri principali sbocchi commerciali: la Germania arretra del 10,8%, la Spagna del 1,7% e la Polonia del 12,1%. La geografia dell’export mostra quindi una tenuta solo parziale e un indebolimento in alcuni mercati centrali per il settore.
Export calzaturiero pugliese, pesano imprese e occupazione
Il dato sulle esportazioni non è isolato. La riduzione del numero di aziende attive e degli addetti conferma una difficoltà più ampia, che riguarda la capacità della filiera di mantenere struttura produttiva e livelli occupazionali. La perdita di 13 imprese in un solo anno rappresenta un segnale da non sottovalutare, soprattutto in un comparto fatto anche di piccole e medie realtà legate al territorio e a lavorazioni specializzate.
Il saldo negativo di 359 addetti rafforza questo quadro. La flessione dell’occupazione, infatti, non indica solo una fase di rallentamento commerciale, ma riflette un ridimensionamento che può avere effetti diretti sull’intera economia locale, in particolare nelle aree dove la manifattura calzaturiera ha un peso storico.
Cassa integrazione in calo, ma ancora sopra il 2019
Un altro indicatore utile per leggere lo stato del comparto è quello della cassa integrazione. Nel 2025 le ore autorizzate dall’Inps per le imprese pugliesi della filiera pelle sono diminuite del 37,2% rispetto al 2024. In termini assoluti, si tratta di circa 2,2 milioni di ore autorizzate.
Il calo rispetto all’anno precedente può essere interpretato come un alleggerimento della pressione più acuta, ma il dato resta comunque elevato. Il confronto con il 2019, cioè con il periodo precedente alla pandemia, è netto: le ore autorizzate sono ancora superiori del 316,3%. Questo significa che, nonostante il ridimensionamento rispetto al 2024, il settore non è tornato ai livelli di equilibrio precedenti al Covid.
Nel complesso, il 2025 consegna alla Puglia un comparto calzaturiero più fragile: esporta meno, conta meno imprese e registra una riduzione degli occupati. I segnali positivi di alcuni mercati esteri non bastano a compensare le perdite negli altri Paesi di riferimento. La tenuta della filiera, a questo punto, passa dalla capacità di recuperare competitività sui mercati internazionali e di difendere il tessuto produttivo regionale, che resta un elemento importante del manifatturiero pugliese.

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