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Ex Ilva, stop all’area a caldo dal 24 agosto: la sentenza di Milano cambia lo scenario

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La sentenza di oggi del Tribunale di Milano dispone lo stop dell’attività produttiva dell’area a caldo dell’ex Ilva dal 24 agosto. È un provvedimento che riporta la vicenda al centro del dibattito, perché tocca un punto cruciale dello stabilimento e apre un passaggio atteso da chi da anni chiede interventi concreti.

Taranto Libera legge questa decisione come l’esito di una pressione lunga vent’anni, portata avanti sul territorio da cittadini e attivisti. Nel testo diffuso dal gruppo, la parola che torna più spesso è “giustizia”: una giustizia che, sostengono, Taranto continua ad aspettare.

Secondo la ricostruzione di Taranto Libera, il provvedimento incide direttamente sulle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata al gestore nell’agosto 2025. Gli attivisti rivendicano di essersi opposti anche a quell’autorizzazione, come già accadde nel 2012. Per loro, lo stop area a caldo ex Ilva dimostra che quelle perplessità non erano pretestuose.

Stop area a caldo ex Ilva e il fronte europeo

Nel comunicato, Taranto Libera collega la sentenza al lavoro svolto a Bruxelles negli anni scorsi. Luciano Manna ricorda i viaggi compiuti insieme al professor Alessandro Marescotti dopo giorni di studio dei documenti. Aggiunge che proprio quel materiale ha sostenuto iniziative rivolte alle istituzioni europee, con l’obiettivo di contestare scelte nazionali ritenute in contrasto con la tutela della vita.

Luciano Manna
VeraLeaks

Manna e Marescotti richiamano anche un’azione più recente: una denuncia presentata tramite il mediatore europeo alla Commissione europea. Nel loro racconto, la Commissione dal 2013 non avrebbe portato l’Italia davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per presunte violazioni delle norme ambientali. La prospettiva di un passaggio in sede Ue, spiegano, dà un senso ai sacrifici e alle battaglie portate avanti fin qui.

Gli stessi firmatari vengono indicati come testimoni chiave nel processo “Ambiente svenduto”, ancora in corso. È un elemento che, per Taranto Libera, rafforza il legame tra l’attività giudiziaria e la mobilitazione civile.

Ora lo sguardo va alle prossime settimane. Taranto Libera ipotizza che Acciaierie d’Italia, che oggi gestisce lo stabilimento, possa presentare opposizione entro agosto per evitare il fermo. Il gruppo risponde con un messaggio netto: non intende arretrare e continuerà a presidiare la partita fino alla data fissata. In questa cornice, lo stop area a caldo ex Ilva diventa anche un test di tenuta: per la società e per le istituzioni, ma soprattutto per la città.

Nel testo c’è infine un passaggio personale e doloroso. Taranto Libera richiama chi non c’è più, ricordando persone che avrebbero dovuto abbandonare la lotta a causa di patologie correlate agli inquinanti attribuiti allo stabilimento. È il punto che spiega, meglio di altri, perché la sentenza non viene letta solo come una decisione tecnica: per il gruppo è un segnale che può cambiare il peso delle scelte future e il modo in cui Taranto verrà ascoltata da qui al 24 agosto.

Redazione Pugliapress

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