FormazionegiovanilavoroPoliticaPugliauniversità

Fuga dei laureati in Puglia: il 26,5% lascia la regione

Pubblicità

La fuga dei laureati in Puglia non è più un fenomeno episodico. È una tendenza strutturale che incide sul futuro economico e sociale della regione. Secondo il rapporto Svimez “Un Paese, due emigrazioni”, il Mezzogiorno continua a essere fornitore netto di capitale umano, mentre il Centro-Nord assorbe la parte più qualificata della forza lavoro.

A rilanciare l’allarme è Stefano Frontini, segretario generale UIL Puglia.

La fuga dei laureati in Puglia riguarda oltre un quarto dei giovani formati negli atenei regionali. Il 26,5% sceglie di trasferirsi altrove per costruire il proprio percorso professionale.

Fuga dei laureati in Puglia: stipendi più bassi della media

I numeri confermano il divario. La retribuzione media netta di un laureato in Puglia è pari a 1.726 euro per gli uomini e 1.498 euro per le donne. La media complessiva è di 1.589 euro, inferiore alla media italiana di 1.654 euro.

Il confronto europeo è ancora più netto: in alcune delle principali economie dell’Unione le retribuzioni annue lorde superano i 50 mila euro.

Secondo Frontini, però, la fuga dei laureati in Puglia non dipende solo dal salario. Il problema è la qualità e la densità delle opportunità.

Del 26,5% che lascia la regione, il 12,1% si dirige verso il Nord-Ovest, il 6% verso il Nord-Est, il 6,5% al Centro e l’1,9% all’estero. Quasi tre giovani su dieci ritengono necessario partire per trovare prospettive adeguate.

Perché la fuga dei laureati in Puglia è un problema strutturale

I nostri atenei sono presìdi di qualità”, sottolinea Frontini. “Formiamo giovani preparati e competitivi. Il problema è che li formiamo per vederli andar via”.

Per UIL Puglia la questione è ormai strutturale. Salari bassi, difficoltà di accesso al mercato del lavoro e precarietà alimentano la fuga dei laureati in Puglia.

Il sindacato chiede di rendere centrale la contrattazione, anche di secondo livello, nelle politiche regionali. La corretta applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative e il contrasto al dumping contrattuale vengono indicati come strumenti essenziali per contrastare il lavoro povero.

La proposta è chiara: inserire il rispetto dei contratti tra le condizionalità obbligatorie nei finanziamenti pubblici alle imprese che investono sul territorio.

L’attenzione si sposta infine sulla formazione. UIL Puglia chiede alla nuova amministrazione regionale un cambio di paradigma e un confronto strutturato con il mondo universitario, per collegare in modo più efficace formazione e occupazione.

La fuga dei laureati in Puglia rappresenta oggi una delle principali criticità per lo sviluppo regionale. Trattenere competenze significa rafforzare il sistema economico, aumentare la qualità del lavoro e garantire ai giovani il diritto concreto di restare.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio