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Allarme cassa integrazione in Puglia: nel 2025 oltre 30 milioni di ore, CGIL “crisi strutturali”

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Allarme cassa integrazione in Puglia: nel 2025 le ore autorizzate superano i 30 milioni. È un segnale pesante per l’economia regionale. Secondo la Cgil Puglia, indica una sofferenza ancora diffusa. E riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori.

I dati arrivano dall’Osservatorio Cassa integrazione dell’Inps. Il totale 2025 è pari a 30.285.074 ore autorizzate. È un valore più alto del 2023. Ed è vicino al totale del 2024.

Perché il dato preoccupa: cresce la cassa straordinaria

La parte più rilevante riguarda la cassa straordinaria. Nel 2025 sono 22.372.596 ore. È un livello che, per la CGIL, segnala crisi aziendali complesse. E spesso non temporanee.

La segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, parla di crisi strutturali. Sottolinea che molte situazioni vanno oltre le difficoltà produttive di breve periodo. Aggiunge che dal Governo non vede una strategia industriale. E critica una narrazione troppo ottimistica sul Sud.

Taranto pesa più di tutte: oltre metà delle ore regionali

La distribuzione provinciale evidenzia un punto centrale. Taranto supera il 50% delle ore totali. Nel 2025 registra 16 milioni di ore autorizzate. Di queste, 14,5 milioni sono di cassa straordinaria. Il dato è legato alla crisi del siderurgico.

Bari segue con 6 milioni di ore. Qui il dato risulta in calo rispetto al biennio precedente. Lecce registra 4 milioni di ore. La quota è divisa tra ordinaria e straordinaria. Anche Brindisi mostra un equilibrio simile. Nel Brindisino le ore sono 1,1 milioni.

A Foggia la cassa integrazione aumenta del 40% rispetto al 2024. Le ore autorizzate arrivano a 1,3 milioni. Nella Bat si registra 1 milione di ore.

I settori più colpiti: industria e manifattura

Per settori, l’industria concentra la maggior parte della cassa. Le ore sono 26 milioni su 30 totali. Il metallurgico da solo arriva a 12 milioni. Il meccanico ne conta circa 6 milioni.

Nel tessile, calzaturiero e abbigliamento le ore sono 4,6 milioni. Nel legno-arredo si registrano 1,9 milioni. Nelle costruzioni sono 1,5 milioni.

La Cgil ricorda anche un altro dato di contesto. In Puglia ci sono oltre 40 tavoli di crisi aperti. I lavoratori coinvolti sono oltre 27mila. La pressione riguarda soprattutto il manifatturiero.

Che cosa significa per i lavoratori

Per Bucci, dietro i numeri ci sono situazioni concrete. Ci sono ridimensionamenti produttivi. E rischi occupazionali. Pesano anche i costi energetici aumentati. In alcuni casi incidono scelte organizzative sbagliate.

Il punto, aggiunge la segretaria, è la tenuta dei redditi. Molti lavoratori partono da retribuzioni già basse. La cassa integrazione riduce ulteriormente le entrate. E aumenta l’incertezza sul futuro.

Cosa cambia adesso: sindacato e prossime iniziative

La crescita della cassa straordinaria, per la Cgil, è un campanello d’allarme. Indica crisi strutturali. E spesso senza prospettive chiare. Da qui la richiesta di strategie e investimenti, soprattutto al Sud. L’obiettivo è evitare la desertificazione industriale.

Bucci cita anche le crisi nazionali. Parla di siderurgia, automotive e chimica. Esprime preoccupazione per la gestione del Governo e del Mimit.

La Cgil nazionale, infine, ha lavorato a un documento sul Mezzogiorno. Contiene analisi e proposte. Sarà alla base dell’azione sindacale dei prossimi mesi. Sono previste iniziative pubbliche anche in Puglia. Il tema si lega anche al progressivo esaurimento delle progettualità del PNRR.

Redazione Pugliapress

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