Coste pugliesi a rischio erosione: l’allarme dei geologi dopo gli eventi estremi di gennaio

Le coste pugliesi sono sempre più esposte al rischio erosione. Gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito il Sud Italia nel gennaio 2026 riaccendono l’attenzione sulla vulnerabilità del litorale regionale, che si estende per circa 900 chilometri. A lanciare l’allarme è Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia.
Il ciclone Harry, che ha investito con particolare violenza Sicilia e Calabria causando mareggiate e fenomeni assimilabili a tornado, rappresenta secondo i geologi un segnale chiaro di una crisi climatica già in atto. Un contesto che riguarda da vicino anche la Puglia, una delle regioni più colpite da eventi meteo estremi negli ultimi anni.
Secondo le stime richiamate dall’Ordine dei Geologi, entro la fine del secolo fino alla metà delle spiagge italiane potrebbe essere a rischio. In Puglia le aree più esposte sono il Gargano e il Salento, territori dove l’erosione costiera potrebbe compromettere ecosistemi, turismo e sicurezza delle comunità locali.
Per Caputo non è più sufficiente intervenire solo in fase di emergenza. Serve una riflessione immediata e una strategia di lungo periodo, basata su interventi mirati e su una pianificazione territoriale consapevole. I geologi chiedono un ruolo centrale nei processi decisionali, affinché la gestione delle coste non sia guidata da scelte affrettate ma da una regia tecnica competente.
Nel mirino anche la gestione del demanio costiero regionale. Proteggere i 900 chilometri di costa pugliese significa adottare politiche coerenti con l’evoluzione climatica in corso, evitando soluzioni tampone che rischiano di aggravare il problema nel tempo.
Il messaggio è chiaro: le coste pugliesi sono un patrimonio fragile e strategico. Senza una programmazione adeguata, il rischio è che fenomeni oggi considerati eccezionali diventino la normalità, con conseguenze dirette sul territorio e sulla vita dei cittadini.
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