SAN FERDINANDO DI PUGLIA –

Una storia che ha colpito subito tutto il pubblico presente, con i suoi tratti fortemente emozionali e commoventi.

Silvia Ferreri ha presentato negli scorsi giorni a San Ferdinando di Puglia il suo primo romanzo, “La madre di Eva”, che parla di una madre e di una figlia, appena maggiorenne, che sta per sottoporsi ad un intervento chirurgico per cambiare sesso. Tale libro è recentemente giunto tra i finalisti del rinomato “Premio Strega”, competizione nazionale riservata al mondo della letteratura,  in cui negli anni hanno partecipato molti importanti nomi della scrittura e narrazione italiana.

Famiglia originaria di San Ferdinando di Puglia, nata a Milano, ma residente a Roma da anni, Silvia Ferreri vanta all’attivo un notevole curriculum nel settore della comunicazione: autrice per Rai Tre e Tv2000. Ha collaborato con il Corriere della Sera e attualmente lavora per Rai News 24 e Rai Radio Uno. La presentazione si è svolta in piazza Papa Giovanni Paolo II con il patrocinio della Pro Loco e dell’Amministrazione comunale. Presente all’appuntamento il primo cittadino Salvatore Puttilli. Presente anche il giornalista Carlo Sacco.

 

In apertura, l’autrice coinvolge subito tutto il pubblico presente in un rapido excursus all’interno di questo emozionante romanzo:

il viaggio nella memoria di cui parla “La madre di Eva” è un viaggio per cui c’è bisogno di molto tempo e da qui nasce la decisione di far sedere la madre nella sala operatoria, e da lì farle ripercorrere tutto il percorso della loro vita, fino ad arrivare a quel momento della sala operatoria. Quest’idea è stata un punto di svolta all’interno della creazione del romanzo, perché quella della madre era una voce narrante molto forte che voleva e doveva, in qualche modo, narrare trasversalmente la vita della famiglia. La decisione di metterla nella sala operatoria è stata un escamotage, perché la sala operatoria è un luogo asettico, dove si può ripercorre in modo neutrale.”

 

 

Sul carattere emozionale del libro, l’autrice precisa:

 

“È una storia fortemente incentrata sul dolore, che poi ad un certo punto finisce. Anzi in realtà non finisce, perché la fine del libro non è la fine del dolore, ma in qualche modo è l’accettazione finale di una natura che è più forte, che spinge per uscire, quindi quel dolore si trasforma in qualcosa che spinge per ricominciare, ed è inarrestabile.”

 

 

 

 

Sui personaggi che ruotano intorno alla storia della protagonista, Silvia Ferreri puntualizza, nel corso del suo intervento:

 

“La storia è quella della madre di Eva e questo è un punto intorno al quale poi ruotano tutti gli altri personaggi. In realtà, il libro aveva un altro titolo, finché poi quando stava per uscire l’editore mi aveva detto che dovevamo trovarne un altro. Così, nelle mie notti di insonnia, questa è la storia della madre di Eva, parlando con i miei editori questa cosa tornava continuamente e quindi gli ho proposto questo titolo, perché in realtà il libro parla della storia di Eva, ma la vera protagonista è sua madre: perché è lei il centro di questa vicenda, ed è lei quella maggiormente colpita dalle decisioni di Eva. Intorno a lei che è un personaggio carismatico, si muovono delle figure che, a torto o a ragione, vengono considerate un pò più deboli, come il padre. Il racconto è anche il pretesto per raccontare il rapporto tra madre e figlia durante molti anni. La figura del padre, che è secondaria, è quella di un padre molto attento, molto attivo nella vita della madre e della bambina, ma che all’interno di questo rapporto così forte, a tratti assoluto, rimane al margine. Le altre figure, i nonni, sono un pò dei supervisori”.

 

La scrittrice si sofferma anche sul ruolo esercitato dalla madre di Eva:

 

Quello che fa la madre di Eva è proteggere tutti. Si fa, in qualche modo, carico del dolore e del percorso di tutta la vita di Eva, cercando sistematicamente di proteggere il padre, il nonno e la nonna, di proteggere gli altri da Eva e dalla sua spinta.”

 

I giovani di oggi, precisa Silvia Ferreri, “hanno la stessa determinazione di Eva”.

Toccante il racconto sull’ambientazione scelta dall’autrice per il suo romanzo:

“Sono stata in sala operatoria, ho visto operazioni, ho parlato con gli psicologi: allo stesso modo avevo bisogno di  capire, di vedere il luogo dove volevo ambientare la storia.  Sono andata a Belgrado, perché avevo bisogno di vedere  questa città. E’ una città che paradossalmente  porta ancora le ferite della guerra, e che anzi vengono addirittura lasciate aperte in bella vista, perché tutti passando possano vedere questi palazzi sventrati dalle bombe alleate e non vengono apposta ricostruiti, una città veramente diversa da quello che noi viviamo e vediamo quotidianamente nelle università italiane.” “Un luogo in cui ci si immerge in una realtà lontanissima”

 

 

L’approvazione finale del pubblico sancisce l’ottimo esito di un appuntamento, che grazie alle parole di questa autrice  non ha risparmiato grandi emozioni agli spettatori presenti.

 

 

FOTO DI COPERTINA – PAGINA premiostrega.it

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