STEFANO DRADI: “PORTO SEMPRE TARANTO NEL CUORE. NEL CALCIO SERVONO REGOLE PIÙ CHIARE”

di GUGLIELMO DE FEIS
Oggi il suo “campo” sono le aule di tribunale. E alle soglie dei 75 anni – li compirà a luglio – Stefano Dradi è ancora iperattivo nelle vesti di avvocato difensore a Morciano di Romagna, a due passi da Rimini, dove guida uno studio civilistico avviatissimo.
Romagnolo doc di San Giovanni in Marignano, vanta anche sei stagioni in riva ai Due Mari e un affetto enorme verso i colori rossoblù, che lo porta spesso a rimarcare – con occhio legale – quanti aspetti del sistema andrebbero rivisti nelle carte federali e nelle normative sportive.
«Porto sempre la vostra città nel cuore. Venni otto anni fa per ricordare la figura di Tom Rosati a Palazzo Latagliata e riabbracciai compagni come Selvaggi, Dellisanti e il grandissimo Mario Biondi, oltre alla figlia del mister, la signora Barbara. Già allora volevo intraprendere la strada forense: mio suocero aveva uno studio avviato e, mentre giocavo, studiavo e davo esami a Bari. Poi completai tutto a Urbino.
Mi piace ancora oggi il mio lavoro: esercito molto attivamente e ho una clientela ampia che ripone in me enorme fiducia. Ne sono orgogliosissimo».
“NEL DIRITTO SPORTIVO SERVONO GIURISTI VERI, NON IMPROVVISATI”
Sul piano normativo, Dradi non ha dubbi: nel calcio ci sono molte cose da rivedere.
«Bisogna scindere bene alcuni aspetti, e sai bene cosa intendo. L’ordinamento sportivo è autonomo rispetto a quello ordinario: non esiste un legislatore specifico se non il Consiglio Federale, che detiene il potere normativo. Le norme sono delicate e modificarle richiede competenze strutturate. Servono giuristi esperti, mentre spesso il diritto sportivo è praticato da avvocati o giudici in pensione, come quelli che si occupano di squalifiche e procedimenti vari.
Un conto sono i civilisti, gli amministrativisti o i penalisti, che in Italia sono numerosi; un altro sono i giuristi sportivi, che invece sono quasi pari allo zero».
“IN SERIE C TROPPI PROBLEMI FINANZIARI: FIGLIO DI DILETTANTISMO”
Da anni la Serie C convive con difficoltà economiche diffuse, che Dradi interpreta come il risultato di una gestione troppo approssimativa.
«Il quadro previdenziale richiede studi approfonditi. Il diritto tributario è complesso e necessita di letture adeguate. Le cedole dei tesserati professionisti, equiparate a quelle dei lavoratori comuni, richiedono attenzione da parte dei consulenti del lavoro. Ma devono essere le società a investire correttamente i propri capitali, e qui servirebbero controlli seri da parte degli organi preposti.
Altrimenti va tutto a sfascio e molti club si ritrovano penalizzati a campionato in corso o costretti al ritiro, come avviene ultimamente nel basket con i casi di Trapani e Bergamo».
“LA PENSIONE? UNA VOLTA A 45 ANNI, ORA TUTTO È CAMBIATO”
Dradi ricorda anche come siano mutate le regole previdenziali per gli sportivi.
«La pensione Enpals – oggi Inps – un tempo si acquisiva a 45 anni. Le norme hanno subito numerosi mutamenti: ormai l’Inps ha accorpato tutto e questo ha comportato modifiche non positive. Prima, in base agli anni di servizio, andavi in pensione giovane; ora devi arrivare, se non erro, a 54 anni e mezzo, sempre in base all’anzianità contributiva.
Ma le società, in qualità di datori di lavoro, devono adempiere: altrimenti si finisce in causa, perché spesso non pagano».
“LE NORME SONO STATE INASPRITE, MA I CASI DISCUTIBILI RESTANO”
La Federazione sostiene di aver irrigidito i controlli, ma ogni anno emergono situazioni critiche come quelle di Rimini e Triestina.
«È un settore che non tratto professionalmente, quindi non posso entrare troppo nel dettaglio. Di sicuro così si mina la regolarità dei campionati. E questo non va bene».
“TARANTO IN ECCELLENZA? È LO SPECCHIO DEI TEMPI”
Uno sguardo alla situazione rossoblù.
«È lo specchio dei tempi: molte realtà importanti sono finite in categorie assurde. Vedi il Rimini, che è vicino a dove abito. Dispiace, ovvio: una città come la vostra stava stretta in Serie B, figuriamoci nei dilettanti.
Ma senza società forti, soprattutto economicamente, non fai nulla. La Serie C vive di incassi e sponsorizzazioni, i diritti televisivi sono esigui. Le serie minori ancora peggio: troppe improvvisazioni».
“IO? AVEVO GIÀ PENSATO AL DOPO-CALCIO”
Molti suoi ex compagni hanno cambiato mestiere dopo il ritiro.
«Non mi stupisce: allora non ti garantivi un futuro con i guadagni del calcio. Io avevo già pensato al dopo e, laureandomi, ho capito che con la professione forense – e uno studio già avviato – avrei potuto garantirmi una vita serena con la famiglia.
Ho anche ricoperto il ruolo di sindaco per un mandato e poi di vicesindaco tramite una lista civica. Per fortuna ho sempre coltivato altri interessi».
“TORNERÒ A TARANTO: VOGLIO VEDERE IL NUOVO STADIO”
Un ultimo pensiero ai colori rossoblù.
«Prima o poi tornerò per un giro e per salutare gli amici che ho da anni. Mi piacerebbe vedere il nuovo stadio, che mi dicono sarà bellissimo. Seguo sempre le sorti dei rossoblù e spero che la nuova dirigenza, che mi dite ambiziosa, costruisca un progetto concreto come meritano città e tifosi».

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.











