Miele pugliese, Coldiretti: 14 kg ad alveare e il Dna nel miele tutela la salute delle api
Il miele pugliese non è solo un alimento. Può diventare anche un indicatore della salute delle api. In Puglia la produzione media è stata di 14 kg ad alveare nel 2024. Coldiretti Puglia spiega che oggi si può monitorare lo stato delle colonie analizzando il Dna nel miele. È un metodo non invasivo. Non serve interferire con l’attività delle arnie.
In regione ci sono quasi 32.000 alveari e 13.000 sciami di api. È un patrimonio prezioso per l’ecosistema. Lo è anche per l’agricoltura. La biodiversità dipende dagli impollinatori. E le colture dipendono dal loro lavoro.
Miele pugliese e Dna nel miele: cosa emerge dallo studio
Coldiretti Puglia richiama i risultati di uno studio pubblicato su PLoS One. La ricerca è stata condotta da ricercatori del CREA Agricoltura e Ambiente. Il lavoro rientra in due progetti europei. L’obiettivo è chiaro: controllare patogeni e condizioni di salute senza prelevare gli insetti.
Di solito il monitoraggio richiede campionamenti diretti. È una pratica invasiva. Lo studio indica una strada diversa. Le tecniche molecolari basate su Dna e Rna ambientali permettono di usare il miele come bioindicatore. In pratica, si analizza ciò che il miele “porta con sé” dall’alveare.
Sono stati esaminati 679 campioni italiani. In quel materiale sono stati rilevati otto patogeni nel 97,5% dei casi. L’analisi consente di stimare diffusione e carico. Consente anche di capire le co-presenze. E permette confronti tra aree e tipologie di miele. Anche per questo il miele pugliese diventa utile per la prevenzione.
Le aziende apistiche in Puglia e la varietà del miele pugliese
In Puglia operano 1.070 aziende apistiche. La produzione è molto diversificata. Si va dal miele di mandorle e agrumi a quello di clementine. Ci sono anche rosmarino, timo, fiordaliso, sulla, eucalipto, coriandolo, trifoglio e millefiori. Cresce inoltre la presenza di donne e giovani alla guida delle aziende.
Le api sono decisive per l’agricoltura. Oltre il 70% delle specie vegetali dipende dagli impollinatori. Tre colture alimentari su quattro hanno bisogno di impollinazione. Serve per resa e qualità. È un tema che riguarda anche la sicurezza alimentare. Per questo la salute delle api va seguita con strumenti affidabili. E il miele pugliese può aiutare a farlo.
Miele pugliese e mercato: perché conta leggere l’etichetta
Il comparto vive anche una pressione commerciale crescente. Aumenta la quota di miele da Paesi extra-UE anche nel 2025. I costi di produzione possono essere più bassi. Possono cambiare anche gli standard di controllo. In anni di stress climatico, questo pesa di più. E rischia di penalizzare la produzione nazionale.
Coldiretti Puglia invita a verificare sempre l’origine in etichetta. L’indicazione è di privilegiare il Made in Italy. Meglio ancora se l’acquisto avviene direttamente dai produttori. È possibile farlo in aziende agricole, agriturismi e mercati di Campagna Amica. Così si sostiene l’apicoltura locale. E si tutela la qualità. Il miele pugliese resta anche un segnale della biodiversità della regione.
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