Acquedotto Pugliese senza governance: Decaro prepara un cda ponte e riapre il dossier Asl
La nuova fase politica alla Regione Puglia si apre con una priorità amministrativa: l’Acquedotto Pugliese. La principale azienda pubblica del Mezzogiorno è al centro di un percorso di trasformazione e, in questa fase, si ritrova di fatto senza una governance pienamente operativa. Un vuoto che rischia di rallentare decisioni e adempimenti mentre procede il passaggio di quote societarie ai Comuni.
Nelle ultime ore, l’attenzione della politica regionale si è concentrata anche sul tema sanità, con un sopralluogo a sorpresa in un pronto soccorso del Brindisino insieme al nuovo assessore competente. Ma il dossier più urgente, sul piano tecnico e organizzativo, resta quello dell’Acquedotto Pugliese.
Acquedotto Pugliese, consiglio scaduto e gestione tecnica
Il consiglio di amministrazione dell’Acquedotto Pugliese risulta scaduto dall’estate 2024 e, dopo alcune dimissioni, non avrebbe più nemmeno il numero legale. In questo quadro, la gestione risulta tecnicamente affidata al collegio dei revisori, soluzione possibile per l’ordinario ma complessa quando l’azienda deve affrontare passaggi societari e procedure strutturali.
Il percorso di trasformazione è legato anche al trasferimento del 20% delle azioni ai 257 Comuni pugliesi, condizione ritenuta indispensabile per mantenere la gestione pubblica. Contestualmente va avviato il Comitato di coordinamento e controllo, chiamato a esprimere decisioni vincolanti per la governance.
Il trasferimento formale delle quote, però, richiederà tempo: non tutti i Comuni stanno ancora sottoscrivendo i disciplinari necessari. E la Regione, nel frattempo, punta a evitare che la società resti senza una guida nelle fasi operative più delicate.
L’ipotesi di un cda ponte a tre membri
Il dossier è seguito direttamente dalla struttura di supporto alla Presidenza della Regione. L’ipotesi che potrebbe essere discussa già nelle prossime riunioni è la nomina di un consiglio di amministrazione “ponte” con tre componenti: un presidente di designazione regionale e due consiglieri, uno indicato dall’area dei sindaci e uno di competenza governativa, già designato da tempo.
Questo assetto transitorio dovrebbe restare in carica per il periodo necessario a completare gli adempimenti tecnici legati al trasferimento delle azioni e alla nuova architettura di controllo. La Regione avrebbe già condiviso la soluzione con il gruppo dei sindaci coinvolti nel Comitato di coordinamento, raccogliendo un orientamento favorevole.
Per la presidenza viene indicato un profilo tecnico. La rappresentanza governativa sarebbe affidata a un professionista già individuato nei mesi scorsi, mentre la quota dei Comuni potrebbe andare a una figura istituzionale legata all’associazione dei municipi, considerata una scelta di garanzia.
Quando il percorso di trasformazione sarà completato, lo statuto prevede un consiglio di amministrazione più ampio, con sette componenti. In ogni caso servirà convocare un’assemblea dei soci non più a socio unico, con tempi e procedure più articolati, anche in relazione alle funzioni di controllo esercitate dalla Corte dei conti.
Sanità, nuove scadenze e possibile proroga tecnica
Parallelamente, la giunta regionale potrebbe affrontare anche una delibera sui vertici delle Asl. Cinque commissari in carica risultano in scadenza il 6 febbraio, con un’ulteriore scadenza quasi contemporanea per una direzione generale. Le nomine immediate sarebbero quindi sei, destinate ad aumentare nelle settimane successive con altre due scadenze già calendarizzate tra marzo e settembre.
L’orientamento sarebbe quello di riaprire i termini per le candidature oppure avviare una nuova valutazione delle domande già presentate. In entrambi i casi serviranno alcune settimane e, per garantire continuità, prende corpo l’ipotesi di una proroga tecnica dei commissari fino alla conclusione delle procedure.
Per i cittadini pugliesi si tratta di due partite che incidono direttamente sulla vita quotidiana: la governance dell’Acquedotto Pugliese e l’organizzazione del sistema sanitario. Nelle prossime settimane si capirà se le soluzioni “ponte” saranno in grado di accompagnare il passaggio a un assetto stabile.
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