ANTONIO RONDON, SETTANT’ANNI DI CUORE ROSSOBLÙ

di GUGLIELMO DE FEIS
Il giorno dell’Epifania taglierà il prestigioso traguardo delle settanta primavere, ma solo a titolo anagrafico. Perché Antonio Rondon, vicentino della vicina Malo, è ancora un ragazzo pieno di entusiasmo, oggi responsabile del settore giovanile della società biancorossa e osservatore delle Under 17, 15 e 13.
Nella sua unica stagione in rossoblù, nel 1981-82 in C1, non rese come avrebbe voluto a causa di problemi di salute (un delicato intervento alle tonsille). Eppure, ancora oggi, Taranto la porta nel cuore, insieme al suo Maestro Angelo Carrano.
«Innanzitutto abbraccio di cuore tutti i tifosi rossoblù e la vostra splendida città. Malgrado non vissi una stagione fruttifera (dall’anno dopo, a Treviso, iniziai a segnare venti reti a campionato), dico ancora oggi che mi dispiace tantissimo e che ho l’enorme rimpianto di non aver dato il meglio a questa squadra che merita assolutamente ben altre platee calcistiche».
Un gesto bellissimo, degno di grande civiltà. Chapeau.
«Sono un uomo molto devoto al Signore da sempre e vado quotidianamente a Messa. Potete capire quanto sia legato a certi valori, sia sacri che della vita in generale. Eravamo una grossa squadra, sicuramente non da dodicesimo posto finale, ma la crisi societaria incise tantissimo in quella annata distorta. Poi si era reduci da una retrocessione, e questo fu molto nocivo purtroppo».
Tandem d’attacco con Barbuti, caratterialmente molto diverso da lui.
«Assolutamente l’opposto mio in tutto! Esuberante, spesso anche scorbutico e a volte un po’ strano negli atteggiamenti fuori dal campo. Ma un bomber di ottimo fiuto, che sapeva sempre dove trovare la via della rete. Secondo me, con un’altra testa avrebbe sfondato fisso in Serie A. Poi si sa che incidono tanti fattori nella vita. Anche io, ad esempio, ho segnato tante reti a Vicenza e conquistammo la massima serie nel 1986, che ci fu poi negata d’ufficio per un illecito sportivo. Ora abbiamo una società forte e determinata, siamo in testa alla C e vogliamo tornare in alto».
Glielo auguriamo di cuore, anche se il Taranto oggi è in Eccellenza.
«Non posso che dire che è un colpo al cuore enorme! Una città come la vostra in una categoria del genere è uno smacco al calcio! Ma non scherziamo nemmeno: Taranto non è una piazza nemmeno da Serie C, ha un pubblico che dovrebbe stare addirittura fisso in A.
Ma è lo specchio dei tempi: anche qui in Veneto realtà come Bassano del Grappa, che era anch’essa in terza serie, ora sono finite nelle categorie dilettantistiche; oppure Treviso, che si barcamena in D dopo anni aurei, uno dei quali addirittura in massima divisione».
Angelo Carrano, un Maestro di vita.
«Ci siamo sentiti recentemente. Ho grande stima umana di lui da sempre, e purtroppo pagò il dazio di una difficile situazione societaria. Ricordo con affetto anche Lucio Vinci, che era il suo vice: purtroppo ci ha lasciati oltre vent’anni fa, ancora giovane, ma era una persona perbene e preparata».
Nel Taranto hanno militato molti suoi concittadini: Nardello, il povero Romanzini, Scalcon, Biscotto.
«Tutta gente che conoscevo e che ho avuto modo di stimare nella mia carriera. Ma posso aggiungere che qui a Vicenza ho visto debuttare in prima squadra un diciottenne che si chiamava Roberto Baggio, originario di un paese vicino al mio. Aveva già qualità balistiche eccellenti e fuori dal comune per un giovane della sua età. La sua carriera parla chiaro e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Avrebbe meritato il Pallone d’Oro o di vincere con la nazionale, visto che ha scritto pagine indelebili anche in azzurro».
Ex anche di Ancona e Barletta (la moglie è originaria del capoluogo marchigiano), oggi entrambe in difficoltà in Serie D.
«È, come ho detto, la risultante dei tempi attuali. Dispiace, ovvio, perché sono due piazze cui sono legatissimo per vari motivi. Ad Ancona ho anche conosciuto mia moglie (ho sei figli e tre nipoti) e potete capire cosa significhi tutto questo. Ma fare calcio ha costi onerosi, e i professionisti ora hanno regole molto rigide e restringenti: solo con società ben strutturate economicamente si possono costruire progetti vincenti. E Taranto potrà risalire, come mi auguro di cuore, solo con una dirigenza concreta e convinta di saper programmare a partire dal settore giovanile».
Tanti auguri, Antonio. Persona vera e perbene, figlia delle Dolomiti ma con un cuore rossoblù verace ancora oggi.
Settant’anni di un uomo semplice, schietto, simpaticissimo e soprattutto di una generosità ineguagliabile.

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.



