ROCCOTELLI: “IL CALCIO DI OGGI È SBALLATO. TARANTO MERITA BEN ALTRO”

di Guglielmo De Feis
Trapiantato da mezzo secolo a Cagliari – è barese di origine, con moglie sarda del capoluogo, un figlio e dei nipotini – Giovanni Roccotelli ha vissuto una sola stagione in rossoblù, nel 1979-80, impreziosita da una rete (1-1 contro il Verona, che andò a segno con l’allora tecnico Luigi Capuzzo). Eppure, a 74 anni da compiere il 14 luglio, il suo cuore resta legatissimo al Delfino. Dal capoluogo isolano racconta:
«La vita è piena di paradossi. Sono barese purosangue – l’accento lo tradisce ancora – e non ho mai vestito la casacca biancorossa. Ho giocato a Taranto e Foggia, entrambe in Serie B, con varie problematiche (a Foggia retrocedemmo), ma le porto nel cuore insieme al Cesena – dove arrivai proprio dai rossoblù – al Cagliari, con cui disputai la B nel 1976-77 accanto a un giovane Daniele Goletti, e al Torino dello scudetto 1976.
Era un calcio passionale, fatto di valori. Conservo amicizie di una vita, come quella con Costantino Idini e con Renato Copparoni, il primo portiere a parare un rigore a Maradona quando giocava nel Torino. Oggi invece è tutto sballato, un ambiente privo di serietà. Lo dico anche perché ho una scuola calcio qui a Cagliari e sono ancora dentro il movimento».
Una sola stagione a Taranto, ma intensa
«Sarei voluto rimanere, ma mia moglie premeva per cambiare aria. Così andai al Cesena – al mio posto tornò Graziano Gori – e conquistai la Serie A sotto la guida di un grandissimo come Osvaldo Bagnoli, prima un papà e poi un allenatore autorevole come pochi.
A Taranto avevo un rapporto splendido con il compianto presidente Carelli, un uomo serio e passionale che purtroppo la città non capì. Mi domando ancora come un pubblico così caldo debba militare in categorie innominabili».
“La Rabona? L’ho inventata io”
«Mi soprannominavano così perché fui l’inventore di quel gesto tecnico. Ho segnato diverse reti con quella fantasia. Ancora oggi mi diverto nei tornei con gli ex e nella mia scuola calcio: non so stare lontano dal campo, è più forte di me».
“La Serie C è diventata una comica”
«Preferisco astenermi da commenti ridicoli e demenziali. Questo non è calcio: è una comica allo stato puro. Classifiche sfasate, penalizzazioni da venti punti… sembra un gioco da dilettanti allo sbaraglio.
Piazze come Trieste, Rimini, Trapani, Siracusa e Terni vivono situazioni gravissime. E se la Nazionale ha mancato per la terza volta la qualificazione ai Mondiali, la risposta è evidente. I problemi nascono dalla radice – la Federazione – e non da oggi. Poi Ulivieri addirittura difende l’ex dirigente dimissionario… il quadro è completo, in senso ovviamente ridicolo».
Sulle vicende di Brescia
«Anche qui preferisco astenermi. È tutto semplicemente ridicolo. Non era amato a Cagliari, figuriamoci in una piazza esigente come Brescia. Servirebbe una ripulita radicale, ma le chiacchiere dominano e non cambia mai nulla».
Taranto e i Giochi del Mediterraneo
«È una kermesse importante, che deve far rinascere la città non solo sul piano sportivo. Parliamo di un contesto urbano grande quanto Cagliari, meritevole almeno della Serie B. Ma senza progettualità non si va da nessuna parte.
Noi qui rappresentiamo una regione in Serie A, ma il modello Lecce dimostra che con scelte giuste si può ben figurare. Se poi apriamo il quadro politico, il discorso diventa ancora più ridicolo: è un problema generale. Se non abbiamo nemmeno gli stadi e rischiamo di perdere gli Europei 2032, non c’è altro da aggiungere».

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.






















