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Assalti ai portavalori, 16 arresti: blitz della Polizia tra Cerignola e diversi carceri

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Operazione della Polizia di Stato su delega della DDA di Bologna. Due uomini rintracciati il 9 aprile a Cerignola, contestato anche il metodo mafioso per la preparazione dell’assalto

Sedici misure cautelari in carcere nell’inchiesta sugli assalti ai portavalori. La Polizia di Stato ha eseguito i provvedimenti il 9 aprile 2026 su delega della Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Gli agenti hanno operato a Cerignola e in diversi istituti penitenziari.

All’operazione hanno preso parte le Squadre Mobili di Bologna, Chieti, Foggia e Modena, con il supporto del Servizio Centrale Operativo. Il gip distrettuale di Bologna ha firmato le misure su richiesta della DDA.

Quattordici dei sedici destinatari erano già finiti in manette il 18 marzo scorso a Vignola, durante un arresto in flagranza. In seguito, il gip di Modena ha trasmesso gli atti alla Procura distrettuale competente, ritenendo configurabile il reato previsto dall’articolo 628-bis.

Assalti ai portavalori, due arresti a Cerignola

Le indagini hanno rafforzato il quadro accusatorio sui quattordici uomini arrestati a marzo. Gli investigatori hanno inoltre raccolto elementi su altri due indagati che erano riusciti a evitare la cattura.

La Polizia li ha rintracciati entrambi a Cerignola nel pomeriggio del 9 aprile. Il primo, nato nel 1981 e con precedenti per reati contro il patrimonio, secondo gli investigatori si trovava a Vignola al momento dell’irruzione. In quell’occasione sarebbe riuscito a fuggire. Gli inquirenti lo considerano il presunto organizzatore del colpo. Avrebbe curato i sopralluoghi e preparato l’assalto al furgone portavalori.

Il secondo uomo, classe 1990, avrebbe invece gestito la parte logistica del gruppo in Emilia. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe individuato il terreno dove la banda si era radunata. Lì sarebbero confluiti armi e mezzi rubati destinati all’azione.

La contestazione del metodo mafioso

Nell’inchiesta pesa anche l’aggravante del metodo mafioso. La DDA di Bologna l’ha contestata a tutti i destinatari delle misure cautelari. Il gip ha accolto questa impostazione.

Secondo gli investigatori, il gruppo aveva programmato l’assalto con modalità paramilitari. Avrebbe avuto a disposizione armi da guerra, caricatori, esplosivi e materiale combustibile. Per la Procura, questi elementi mostrano una capacità offensiva molto elevata e un forte potere intimidatorio.

L’operazione conferma l’attenzione delle forze dell’ordine su un fenomeno che richiede indagini complesse e coordinate tra più territori. Il lavoro investigativo ha coinvolto infatti Emilia-Romagna e Puglia, con il supporto di più uffici specializzati.

Il procedimento resta comunque nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.

Redazione Pugliapress

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