I NOSTRI PERSONAGGI LA NOSTRA STORIA. AUGURI SERGIO BUSO OVUNQUE TU SIA

Oggi avrebbe tagliato il traguardo delle 76 primavere ed avrebbe festeggiato come sempre in maniera riservata con l’adorata moglie Antonia, tarantina doc e le figliole Silvia e Giulia, nate entrambe in riva ai Due Mari ed i nipotini, cui avrebbe sicuramente spiegato nei minimi dettagli ogni segreto del calcio. Del resto lui era la Treccani del pallone e sapeva tutto di tutto di questo sport bellissimo anche se ultimamente troppo contaminato di polemiche. Parlare di Sergio Buso, mio grande amico purtroppo venuto a mancare nel dicembre 2011 a soli 61 anni a causa della leucemia, significa prima di tutto rimarcare una persona vera che mi ha insegnato tantissimo sia in chiave calcistica “dietro le quinte” (potrei scrivere due libri di duemila pagine ciascuno) che tatticamente (un autentico pozzo di scienza in merito) oltre che un Amico fraterno come pochi. Originario di Padova inizia coi biancoscudati della città del Santo e contemporaneamente dopo la maturità classica inizia anche gli studi di Ingegneria civile (sua grandissima passione da sempre oltre ovviamente al pallone) per poi lasciare con qualche rimpianto (la sua casa al mare sulla Litoranea a due passi dalla mia residenza fu costruita secondo un suo progetto ben delineato). A 23 anni viene ingaggiato dal Bologna in massima divisione e vince una coppa Italia, dopo tre stagioni sotto le Due Torri (fu definito Buster Keaton, il muto del cinema da parte dello storico Gianfranco Civolani, icona giornalistica felsinea per una vita, per via del suo carattere molto chiuso anche se in un suo libro I MIEI TRENTA ALLENATORI rimarcherà con enorme affetto il suo enorme ringraziamento per questo confronto) passa al Cagliari (dove svezzerà un giovane Pietro Paolo Virdis ed avrà come compagno di squadra anche un certo Gigi Riva) sempre in A. Parentesi opaca a Novara quindi in B e nell’estate del 1977 approda in rossoblù sebbene non gioca le partite di coppa Italia e non va nemmeno in panchina. Motivo? Non firma il contratto per mancato accordo con la dirigenza e sembra in procinto di vestire un’altra maglia rossoblù ma sulla sponda genovese del Grifone quando alla prima giornata (1-0 sulla Pistoiese che aveva in squadra l’ex Stefano Di Chiara ed un certo Sergio Brio in difesa) il titolare Zelico Petrovic (deceduto due mesi addietro a 77 anni) si infortuna ed il giovane Angi si dimostra poco affidabile la domenica successiva a Cremona (che aveva in rosa un certo Emiliano Mondonico). Lo stangone padovano (altro quasi quanto me oltre il metro e novanta) debutta alla terza contro il Rimini di Osvaldo Bagnoli (1-1) e si alternerà con il dalmata di Pola tra i pali (un dualismo maldigerito) nel corso della stagione. Ma ad ottobre dello stesso anno una passeggiata nella centralissima viale Magna Grecia gli cambierà la vita con l’incontro con la bella Antonia (bionda con gli occhi verdi e più giovane di lui di nove anni) sposata esattamente un anno dopo (quando era in prestito al Teramo nella neonata C1 ed aveva come vice un certo Marco Cari) e deciderà quindi di stabilirsi definitivamente nella limitrofa Talsano (dove aveva una splendida villetta in un residence). Dopo quattro anni al Pisa, due alla Lucchese (al fianco di un certo Leonardo Semplici) ed uno al Mantova torna a Taranto nel 1989 (anno di nascita della sua secondogenita Giulia) per guidare la Primavera ed occuparsi del settore giovanile. Nella sua carriera ha anche ricoperto il ruolo di vice di Renzo Ulivieri a Modena e Bologna oltre a quello di secondo di Roberto Donadoni in azzurro (ha vissuto l’Europeo del 2008) ed a Napoli. Uomo schivo, riservato e di poche parole il caro Sergio però sapeva anche aprirsi ed essere simpatico e gentilissimo (ricordo le tante chiacchierate a casa sua a Talsano sul divano coi cioccolatini enormi gustosissimi che mi offriva sempre) con tanti aneddoti che mi raccontava sui vari Anconetani, Vinicio, Agroppi, il povero Clagluna e tanti altri. E le maglie delle compagini che allenava compresa quella azzurra con le quattro stellette dei titoli mondiali conquistati (quando eravamo una Nazionale vincente e di uomini veri, nulla a che vedere con l’ennesimo flop maturato in Bosnia………). Come mi restano impresse le sue mitiche frasi: “Differenza tra modulo e sistema!” “Siccome i tuoi colleghi non capiscono un’acca di calcio si credono sapientoni, invece io che vedo sei partite al giorno ne capisco un pò…….”! Ovviamente resta impressa la mitica volta che parlammo di Gigi Riva (che ebbe anche come team manager nel periodo in cui era nello staff tecnico azzurro): “Mi giri il numero suo?” Risposta: “Non stare a rompere, non lo dà a nessuno!” “Ma io sono un tipo discreto lo sai!” “E te lo ripeto, non rompere! Non lo dà a nessuno”! “Ma tu mi conosci Sergio, lo sai che lo tengo riservato!” “Non devi ROMPERE…….Non lo dà a NESSUNO”! Anche questo ha fatto di te una GRANDE PERSONA! Ora spero che lassù hai preso possesso della tua adorata panchina e magari guidi la Nazionale del Paradiso. Del resto tu eri un cultore di calcio onesto, vero, raffinato e genuino. Perchè dopo gli azzurri non ti hanno più considerato? Semplice, perchè gli SPONSOR non erano il tuo pane quotidiano! La tua era una cultura esclusivamente di lavoro, lavoro ed ancora lavoro! Mi manchi Sergio ed anche tanto, persone perbene come te sono oggi introvabili. Avrei voluto chiederti, telefonandoti per gli auguri che ne avresti pensato di questo ennesimo flop azzurro con il terzo mondiale di fila sfumato. La tua risposta già l’avrei immaginata: E’ QUELLO CHE SI MERITANO CERTI TIZI! PERCHE’ SIAMO UN AMBIENTE DA REPUBBLICA DELLE BANANE…………! Come darti torto amico mio? Tanti auguri di cuore ovunque tu sia. Se ti capita abbracciami Erasmo, Giovannone, Panizza e tutti gli altri con cui hai vissuto un’epoca di calcio vero e ruspante. E chiedi a Gigi Riva se magari posso contattarlo………..Un forte abbraccione di cuore a tua moglie, le tue figliole ed i nipotini.

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.























