
La nuova fornitura regionale esclude il dispositivo già usato da molti malati, soprattutto minori. La Regione indica il Medtrum A8 come alternativa equivalente, ma cresce la protesta per la continuità terapeutica.
In Puglia si apre un nuovo fronte sul tema della gestione del diabete. Con l’entrata in vigore del nuovo accordo quadro regionale per l’acquisto dei dispositivi, le Asl non possono più rifornirsi dell’Omnipod 5, il microinfusore adottato da molti pazienti negli ultimi mesi. Al suo posto, per la categoria interessata dalla gara, è stato individuato il Medtrum A8. Una scelta che la Regione considera coerente con gli esiti dell’appalto, ma che ha già provocato la reazione di famiglie e pazienti.
Il nodo riguarda strumenti molto delicati per chi convive con il diabete, in particolare i sistemi che consentono il monitoraggio della glicemia e la somministrazione automatica dell’insulina. Si tratta di tecnologie che incidono direttamente sulla vita quotidiana, soprattutto nel caso dei bambini, perché riducono il peso della gestione continua della malattia e semplificano molte attività di ogni giorno.
Secondo quanto emerso, il nuovo accordo quadro definito da InnovaPuglia vale 130 milioni di euro in quattro anni e punta a uniformare gli acquisti in un settore caratterizzato finora da scelte diverse tra un’azienda sanitaria e l’altra. Proprio in questo contesto si inserisce il caso Omnipod 5. Il dispositivo, arrivato sul mercato nel 2025, non è stato inserito nella gara perché il distributore non avrebbe partecipato alla procedura. Di conseguenza, le Asl devono ora acquistare il prodotto risultato vincitore in quella categoria.
Diabete in Puglia, perché nasce la contestazione
La questione è esplosa in particolare a Brindisi, dove l’utilizzo dell’Omnipod 5 risulta molto elevato. Dalla Asl sarebbe partita una segnalazione alla Regione nella quale venivano sollevati dubbi anche sul piano della sicurezza del dispositivo alternativo. A quel punto il Dipartimento Salute ha chiesto un approfondimento all’Aress, che ha riunito i medici prescrittori della Asl brindisina in un tavolo coordinato dal professor Francesco Giorgino.
Dal confronto, riferisce la Regione, sarebbe emerso che i timori sulla sicurezza non trovano riscontro e che Omnipod 5 e Medtrum A8 possono essere considerati sostanzialmente equivalenti. È questa la base tecnica con cui la struttura regionale sostiene che non esistano ostacoli all’applicazione piena della gara.
Le famiglie, però, non condividono questa lettura. In queste ore stanno chiedendo che venga garantita la continuità terapeutica, cioè la possibilità di proseguire con il dispositivo già in uso quando il percorso clinico ha dato risultati positivi. La preoccupazione non riguarda solo l’aspetto tecnico, ma anche l’impatto pratico del cambio di sistema: imparare a usare un nuovo microinfusore, adattarsi a procedure diverse e affrontare un nuovo equilibrio nella gestione della terapia.
La deroga resta possibile, ma serve una relazione specialistica
La Regione non esclude in assoluto l’uso di un dispositivo fuori gara, ma chiarisce che la deroga può essere concessa solo in casi motivati. Servirà una relazione dettagliata del medico specialista, capace di dimostrare perché la tecnologia prevista dall’appalto non sia adatta a quel determinato paziente e perché il dispositivo alternativo assicuri risultati clinici migliori o una qualità della vita superiore. Dopo questo passaggio, sarà comunque necessaria l’autorizzazione della Asl.
Sul fondo resta anche una questione economica. Il costo dell’Omnipod 5, secondo quanto riferito, sarebbe circa tre volte superiore rispetto a quello del dispositivo aggiudicatario. Ed è proprio questo uno degli elementi che pesa nella gestione centralizzata degli acquisti.
Per contenere le tensioni, dalla Regione viene indicata una strada intermedia: la possibilità di provare gratuitamente il nuovo dispositivo per due mesi. Se l’esito non dovesse essere soddisfacente, si potrà interrompere l’utilizzo e valutare una soluzione differente. Una proposta che però, al momento, non basta a spegnere la protesta.
Il caso pugliese mostra quanto sia complesso trovare un equilibrio tra spesa pubblica, procedure di gara e bisogni individuali dei pazienti. Quando si parla di diabete, il tema non riguarda soltanto i costi o la conformità amministrativa, ma la stabilità di una terapia che entra nella vita di ogni giorno. Ed è su questo punto che si gioca adesso il confronto tra istituzioni, medici e famiglie.

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