Emergenza prezzo del latte in Puglia: costi su del 40% e aziende in difficoltà

Il prezzo del latte in Puglia torna al centro dell’allarme lanciato da Coldiretti Puglia. I rincari di energia, carburanti, mangimi e fertilizzanti mettono in seria difficoltà le stalle pugliesi. Gli allevatori incassano troppo poco e non riescono più a coprire i reali costi di produzione. Le tensioni internazionali legate alla guerra in Iran aggravano ancora di più il quadro.
Coldiretti Puglia ha discusso l’emergenza durante un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli. In quella sede l’organizzazione ha chiesto prezzi equi, contratti più trasparenti e un riconoscimento concreto delle specificità produttive del territorio pugliese.
L’accordo nazionale firmato al Nord indica un prezzo di riferimento di 47 centesimi al litro. Prevede anche una maggiorazione per le regioni del Sud, premi legati alla qualità e all’Iva, oltre al ritiro delle disdette contrattuali. L’intesa introduce anche un meccanismo sulle eccedenze di latte conferito. In questi casi, il sistema paga il surplus al prezzo del latte spot. I controlli vengono affidati all’Icqrf per limitare fenomeni speculativi.
Per le aziende pugliesi, però, questa soglia non basta. I costi di produzione restano più alti rispetto ad altre aree del Paese. Pesano la struttura aziendale, la gestione della manodopera e l’alimentazione degli animali. A tutto questo si aggiungono gli aumenti causati dalla crisi internazionale. Secondo le stime di Coldiretti Puglia, il latte dovrebbe valere tra 58 e 59 centesimi al litro per coprire le spese e garantire un margine minimo agli allevatori.
Il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, sottolinea che i rincari arrivano fino al 40% sui fattori produttivi agricoli. Ricorda anche un dato che pesa sul comparto: dal 2020 al 30 giugno 2025 in Puglia hanno chiuso 209 stalle di bovini da latte. Il rischio, ora, è perdere una parte importante del tessuto produttivo regionale. Per questo Coldiretti chiede un prezzo del latte equo, tutele stabili e un contrasto più deciso alle pratiche sleali lungo la filiera.

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