QUEL TARANTO–GENOA DEL 1981: UNA VITTORIA CHE NON BASTÒ A SALVARE I ROSSOBLÙ

29 marzo 1981. Quarantacinque anni fa, e sembra ormai preistoria. Nella settima giornata del girone di ritorno del campionato cadetto, i rossoblù – passati da Gianni Seghedoni a Umberto Pinardi (scomparso lo scorso anno a 97 anni) – affrontano il Genoa di Gigi Simoni, destinato a fine stagione alla promozione in Serie A.
Il momento è complicato: la penalizzazione di cinque punti per la vicenda scommesse pesa come un macigno. Eppure lo 0-0 della domenica precedente a Varese aveva lasciato qualche spiraglio di fiducia. Alla fine, una rete di Cannata dopo appena 4 minuti consegnerà due punti fondamentali, anche se purtroppo non basteranno: al termine della stagione arriverà la retrocessione, dopo dodici anni consecutivi di Serie B.
Il tabellino della gara
TARANTO: Ciappi, Scoppa, Mucci, Beatrice, Falcetta, Picano, Pavone, Ferrante, Mutti (41’ st Rossi), Cannata, Gori.
A disp.: Degli Schiavi, Dradi, Fagni, Intagliata.
All.: Pinardi
GENOA: Martina, Testoni, Caneo, Nela, Onofri, Odorizzi, Corti (11’ st Boito), Lorini, Russo, Manfrin, Todesco (11’ st Manueli).
A disp.: Favaro, Gorin.
All.: Simoni
ARBITRO: D’Elia di Salerno
RETE: 4’ pt Cannata
I ricordi dei protagonisti
Da Osimo (Ancona) apre Franco Falcetta, che a luglio compirà 70 anni e oggi è pensionato:
«Non meritavamo di retrocedere e sicuramente pagammo tanti dazi, tra cui il cambio di allenatore e la penalizzazione. In casa battemmo anche il Milan, dimostrando che non eravamo certo da zona calda. Dispiace, perché quei momenti non torneranno più: era un altro calcio».
Dello stesso avviso Bortolo Mutti, oggi pensionato nella sua Trescore Balneario, nel bergamasco:
«In una stagione ci sono tanti fattori, positivi e negativi. Purtroppo ci furono diversi aspetti che ci penalizzarono e pagammo dazio, ma come organico eravamo forti. L’handicap dei punti in partenza incise: senza quel segno meno la permanenza era sicura e si sarebbe potuto progettare qualcosa di importante. Cannata (scomparso qualche anno fa) era un ragazzo in gamba, di qualità, sapeva decidere le situazioni delicate. Ma voglio spendere due parole anche su Peppino Pavone: un Capitano vero».
Un altro calcio, senza dubbio. Più passionale, più viscerale. E fa quasi sorridere pensare che la prossima sfida dopo Pasqua sarà il derby col Massafra… senza offendere nessuno, sia chiaro, ma un tempo era il classico collaudo del giovedì.

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.























