MASSIMO MORGIA: “SERVONO REGOLE PIÙ RIGIDE. L’ECCELLENZA È UN CAMPIONATO OSTICO”

di Guglielmo De Feis
Più volte accostato in passato alla panchina rossoblù – insieme al suo caro amico Bruno Russo, due stagioni da difensore dal 1986 al 1988, poi direttore sportivo – oggi, a quasi 75 anni, Massimo Morgia è responsabile del settore giovanile della Lucchese, società che milita nella stessa categoria del Taranto. Romano trapiantato da mezzo secolo nella splendida cittadina toscana, Morgia è un profondo conoscitore di queste categorie, avendo conquistato due promozioni consecutive in Serie C alla guida di Pistoiese e Siena. Con lui analizziamo le difficoltà della Premier League regionale.
«Innanzitutto saluto con affetto gli sportivi tarantini e il mio allievo Nicola Russo, che ho allenato in varie squadre e che, secondo me, non avreste dovuto cedere nei mesi scorsi. Mi dispiace che non abbia reso come poteva: aveva qualità ottime. Ho allenato anche Gianluca Triuzzi a Palermo, altro talento che ha pagato dazi extracampo che gli hanno impedito di vivere una carriera che, a mio avviso, avrebbe potuto portarlo anche in Serie A senza problemi.
L’Eccellenza è un campionato ostico: noi a Lucca siamo in testa, ma è anche vero che da oltre vent’anni questa città vive troppi saliscendi, sia di categorie che societari. Un po’ come la vostra, se vogliamo, visto che la Serie B manca da 27 anni. Siamo primi – con Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice, in panchina – e abbiamo una società molto forte: questo incide tantissimo».
Da ex tecnico del Foggia in C1 oltre vent’anni fa, ritiene che il fattore ambientale pesi in queste categorie?
«Incide in tutte le categorie, non giriamoci attorno. Il pubblico meridionale, lo dico per esperienza avendo allenato a lungo anche in Campania e Sicilia, è sempre passionale e rappresenta un valore aggiunto.
Il Taranto forse paga il dazio del noviziato: non c’è da stupirsi. Anche la Spal, altra nobile decaduta, sta faticando in Emilia pur avendo un signor tecnico come Carmine Parlato, che ha vinto diversi campionati. Ma vi assicuro che la figura di Danilo Pagni, che conosco molto bene, è una garanzia per l’area tecnica».
Anche Siena e Pistoia, due sue ex squadre, stanno faticando in D.
«La progettualità è fondamentale ovunque. Non giriamoci attorno: anche queste due città hanno pagato errori dirigenziali su errori, come da voi e come a Brindisi, Foggia, Bisceglie, Manfredonia, Gallipoli e tante altre. Un tempo realtà autorevoli nei professionisti, oggi in grosse difficoltà di classifica. Basti vedere i rossoneri dauni, che hanno cambiato quattro allenatori esonerando persino un santone come Delio Rossi.
Qui in Toscana, da oltre quarant’anni, abbiamo l’esempio dell’Empoli: una cittadina di nemmeno cinquantamila abitanti che da trent’anni è stabilmente tra le realtà più autorevoli del calcio italiano. E ha sempre avuto un settore giovanile strutturato, competente e ben organizzato».
La riforma della Serie C e dei dilettanti è quindi fondamentale?
«Assolutamente sì. Bisogna irrigidire regole e normative sulle iscrizioni e su tutto il resto. Ma non a parole: con fatti concreti. Falsare i campionati con ritiri a stagione in corso è grottesco e ridicolo. È ora che la Federazione usi il pugno di ferro in modo chiaro e deciso, non con le chiacchiere».

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.























