Tutela dei figli dei detenuti: Brindisi lavora a un protocollo in Provincia

La tutela dei figli dei detenuti entra in una fase operativa a Brindisi. In Provincia si è tenuto un incontro interistituzionale. L’obiettivo è definire un protocollo condiviso per i minori legati alla Casa Circondariale. La rete punta a garantire continuità e interventi più rapidi sul territorio.
In mattinata, nel salone di rappresentanza della Provincia di Brindisi, si sono confrontati i soggetti coinvolti. Presenti, tra gli altri, il Presidente facente funzioni Giuseppe Ventrella e la dirigente Fernanda Prete. Prete ha un ruolo di coordinamento e di promozione delle politiche territoriali.
L’iniziativa nasce su impulso della Garante delle persone private della libertà personale della Provincia di Brindisi, Valentina Farina. Il lavoro mira a rafforzare la collaborazione tra istituzioni penitenziarie, servizi territoriali e comunità locale. Il focus resta la tutela dei figli dei detenuti e il rispetto dei diritti fondamentali dei minori.
Tutela dei figli dei detenuti: perché serve un protocollo unico
L’idea del protocollo parte da un dato concreto. Nonostante l’impegno dell’istituzione penitenziaria e dei servizi, restano difficoltà strutturali. Queste criticità rendono la tutela dei minori fragile e discontinua. Pesano anche sulle responsabilità genitoriali. Il tema tocca il diritto alla famiglia e il superiore interesse del minore.
Il protocollo vuole trasformare obblighi normativi già esistenti in prassi operative. Vuole anche ridurre le differenze tra territori. In questo modo la tutela dei figli dei detenuti non dipende più da percorsi occasionali.
Tutela dei figli dei detenuti e servizi: cosa va accelerato
Tra le priorità emerse c’è l’attivazione più rapida dei servizi sociali e sanitari. Serve poi coordinare meglio gli interventi tra Comuni, ASL e servizi specialistici. I partecipanti hanno segnalato anche la disomogeneità delle prassi sul territorio provinciale. È un problema che può creare risposte diverse da Comune a Comune.
Un altro punto riguarda l’accesso alle valutazioni psicologiche e neuropsichiatriche. Gli enti vogliono semplificare i passaggi e ridurre i tempi. L’obiettivo è evitare ritardi che aggravano la condizione dei minori. Anche qui, la tutela dei figli dei detenuti richiede procedure chiare e tempi certi.
Tutela dei figli dei detenuti: il modello integrato proposto
La proposta punta su un modello integrato di presa in carico. Prevede una valutazione multidisciplinare e un accompagnamento alla genitorialità. Include anche un percorso di graduale reinserimento sociale per i genitori sottoposti a misure di detenzione. L’obiettivo è garantire continuità nel tempo e ridurre le interruzioni.
“È una giornata storica”, ha dichiarato il Presidente f.f. Giuseppe Ventrella. Ha sottolineato che al tavolo siedono tutti gli attori coinvolti. “Tutti nella vita possono commettere errori, ma questo non deve ricadere sull’educazione e sul futuro dei figli”, ha aggiunto. “È nostro dovere garantire che i bambini si sentano accolti, anche in contesti così difficili”. Ventrella ha richiamato l’impegno a offrire supporto e accompagnamento. L’obiettivo è aiutare i minori ad affrontare la situazione con maggiore serenità.
Per la Garante Valentina Farina, il protocollo operativo “era un atto dovuto”. Farina ha spiegato che lo costruiranno insieme a Comuni, ASL e Ministero della Giustizia. Parteciperanno anche Arpal, Provveditorato e Uffici di Esecuzione Penale Esterna. Avranno un ruolo anche gli enti del Terzo Settore, dalle cooperative sociali al volontariato e alle reti civiche. Farina ha indicato un obiettivo preciso. Vuole integrare politiche sociali e nuove vulnerabilità. Vuole anche tenere alta l’attenzione sulla salute mentale. “Vogliamo consolidare un modello di welfare generativo”, ha concluso. Un modello fondato sulla co-progettazione e su risposte comunitarie.
Se il protocollo partirà in tempi rapidi, la tutela dei figli dei detenuti potrà cambiare passo. La rete potrà ridurre la frammentazione. Potrà anche uniformare le procedure. Soprattutto, potrà garantire una presa in carico più stabile per i minori.
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