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Crolla l’Arco di Sant’Andrea a Melendugno: domani sul posto il presidente dei Geologi pugliesi

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Crolla l’Arco di Sant’Andrea a Melendugno, lungo la costa adriatica del Salento. È un cedimento che colpisce un luogo simbolo della Puglia nel mondo. E, soprattutto, riporta al centro la sicurezza e la tutela del litorale.

Domani il presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, Giovanni Caputo, sarà sul posto. “È crollato uno dei simboli del Salento. L’Arco di Sant’Andrea era meta di innamorati di tutto il Mondo”, ha dichiarato. Inoltre, Caputo invita a non attribuire automaticamente tutto ai cambiamenti climatici.

Crollo Arco di Sant’Andrea, cosa è successo a Melendugno

Il crollo dell’Arco di Sant’Andrea è avvenuto lungo la costa di Melendugno. Secondo Caputo, l’episodio conferma l’erosione costiera in atto in Puglia. Non a caso arriva a circa un mese dai crolli avvenuti a Tricase Porto e Marina Serra. Di conseguenza, cresce la preoccupazione sia per la sicurezza sia per la conservazione dell’ambiente.

Il dato richiamato dal presidente dei Geologi è chiaro. In Puglia il 53% delle coste è a rischio erosione. Per questo, il tema non riguarda solo un singolo sito, ma un tratto ampio di territorio.

Erosione costiera in Puglia, i rischi e le cause da chiarire

Per comprendere cosa abbia portato al cedimento, servono valutazioni tecniche. In particolare, Caputo indica il monitoraggio costante dell’area. Così si può stimare il rischio di ulteriori crolli. Allo stesso tempo, diventano necessari studi di stabilità. L’obiettivo è verificare la tenuta dell’area circostante. E anche individuare le cause del crollo.

In sostanza, senza dati aggiornati è difficile prevenire nuovi cedimenti. Perciò l’analisi geologica diventa il primo passaggio operativo.

Monitoraggio e studi di stabilità, cosa chiedono i Geologi

Il monitoraggio include l’analisi del terreno e delle sue caratteristiche fisiche. Inoltre riguarda l’evoluzione dell’erosione costiera. Parallelamente, gli studi di stabilità devono valutare l’assetto dell’area. In questo modo si possono definire priorità e livelli di rischio.

Di conseguenza, l’attenzione non si concentra solo sul punto del crollo. Al contrario, riguarda anche le zone vicine, perché potrebbero essere esposte a nuovi cedimenti.

Interventi per stabilizzare la costa e proteggere il sito

Caputo invita a valutare anche le possibilità di restauro del sito. Inoltre richiama l’uso di tecniche di ingegneria naturalistica per stabilizzare l’area. Tuttavia, il nodo resta la stabilizzazione della costa. Per ridurre l’erosione, secondo Caputo, si possono considerare scogliere e barriere artificiali. In alternativa, o in aggiunta, si può puntare sul ripristino della vegetazione costiera. Infatti la vegetazione contribuisce ad aumentare la stabilità del suolo.

Accanto agli interventi, Caputo insiste anche sull’educazione e sulla sensibilizzazione. In altre parole, serve spiegare la fragilità dell’ecosistema costiero. E serve coinvolgere competenze diverse, dai geologi agli ingegneri fino ai biologi marini, per un piano integrato di gestione del rischio.

Dissesto idrogeologico in Puglia, i numeri citati

Caputo allarga lo sguardo al dissesto idrogeologico. In Puglia, ricorda, sono state censite 839 frane. In aree colpite da frane risiedono circa 63.000 persone. Gli edifici interessati sarebbero circa 17.280. Le imprese 5.752. I beni culturali in aree a rischio 849.

Sul fronte alluvioni, Caputo parla di 135.932 persone in aree a rischio alluvionale. Gli edifici sarebbero 36.600. I beni culturali 409. Per questo conclude che “la Puglia non è esente dai rischi naturali”.

Cosa cambia dopo il crollo dell’Arco di Sant’Andrea

Il crollo dell’Arco di Sant’Andrea è anche un segnale per chi vive e frequenta la costa. Da qui in avanti, la priorità diventa capire dove il rischio è più alto. E, soprattutto, quali interventi possono ridurlo. In questo senso, monitoraggi, studi e scelte di gestione diventano decisivi. Perché il patrimonio naturale può essere fragile. E può cedere senza preavviso.

Redazione Pugliapress

PugliaPress Quotidiano cartaceo e online dal 7 dicembre del 2000 redazione@pugliapress.it direttore@pugliapress.it

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