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Ossessionato da lei: insegnante denuncia ex allievo

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Dalle commedie con Edwige Fenech degli anni ’70 alla cronaca di Lecce: questa volta l’infatuazione non finisce in un film ma davanti a un giudice.

Tribunale di Lecce, sede del provvedimento cautelare nel caso di ossessione insegnante Lecce con denuncia e divieto di avvicinamento
Tribunale di Lecce, sede del provvedimento cautelare nel caso di ossessione insegnante Lecce con denuncia e divieto di avvicinamento

Ossessionato da lei a Lecce. Negli anni Settanta bastava una musica leggera, uno sguardo ammiccante e qualche equivoco per trasformare l’infatuazione di uno studente in una trama da grande schermo. Le commedie interpretate da Edwige Fenech raccontavano insegnanti affascinanti e allievi innamorati, con finali spesso prevedibili e sorrisi complici. Era finzione. Era ironia. Era cinema.

Ma la realtà non è un set. E soprattutto non prevede sceneggiature scritte in anticipo. A Lecce una vicenda che richiama, solo superficialmente, quei copioni si è trasformata in un procedimento giudiziario. Un 28enne è indagato per presunti atti persecutori nei confronti di una donna che sarebbe stata la sua insegnante. E questa volta non c’è un regista dietro la macchina da presa. C’è un giudice.

Quando l’infatuazione cambia significato

Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo avrebbe contattato ripetutamente la donna con telefonate e messaggi, arrivando anche a presentarsi nei luoghi da lei frequentati. Comportamenti che, sempre secondo l’accusa, avrebbero generato nella persona offesa uno stato di ansia e di paura. Un confine che, nel cinema, era solo narrativo. Nella realtà diventa giuridico.

La differenza è tutta qui. Nei film degli anni ’70 l’insistenza era costruita per far sorridere. L’equivoco era parte del gioco. Il finale, quasi sempre, scioglieva ogni tensione in chiave leggera. Oggi, invece, quando una persona percepisce pressione e timore, la vicenda esce dalla dimensione romantica e entra in quella della tutela legale.

Ammonimento e misura cautelare

Le indagini sono partite dalla denuncia della donna. Già nel giugno 2024 era stato adottato un ammonimento del Questore, un primo segnale istituzionale volto a prevenire un’escalation. Secondo quanto contestato, però, la condotta non si sarebbe interrotta.

Il gip di Lecce ha quindi disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei frequentati, con l’obbligo di mantenere una distanza minima di 1.000 metri. È stata inoltre applicata la misura del braccialetto elettronico e il divieto assoluto di qualsiasi forma di comunicazione con la vittima.

Tra gli episodi contestati vi sarebbe anche l’impossessamento del telefono cellulare della donna, circostanza che rientra nell’ipotesi di furto aggravato. Un dettaglio che rafforza il quadro accusatorio e rende ancora più netta la distanza tra racconto cinematografico e cronaca giudiziaria.

Qui il finale è scritto in tribunale

Il parallelo con le commedie di Edwige Fenech serve solo a misurare quanto sia cambiata la sensibilità collettiva. Ciò che un tempo veniva rappresentato come perseveranza romantica oggi può essere qualificato come comportamento persecutorio, se reiterato e tale da generare paura.

Nel cinema il finale era spesso una scena complice, una porta che si chiudeva e la promessa di un lieto fine. Nella realtà di Lecce il finale, almeno per ora, è una misura cautelare precisa: mille metri di distanza e un dispositivo elettronico che controlla il rispetto delle prescrizioni.

È un altro film. Senza risate registrate. Senza colonna sonora. Con un procedimento che dovrà accertare ogni responsabilità nelle sedi competenti. E con una differenza sostanziale rispetto agli anni Settanta: oggi il confine tra infatuazione e ossessione è tracciato dalla legge.

Nota: le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria. La responsabilità dell’indagato sarà accertata nelle sedi competenti.

Redazione Pugliapress

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