GIANDOMENICO BISCOTTO: “SONO MERIDIONALE DENTRO, IL CALCIO DEI PICCOLI È LA MIA FELICITÀ”

di GUGLIELMO DE FEIS
Oggi dirige una scuola calcio a Policoro con un centinaio di iscritti e una squadra femminile. Pur avendo origini venete – è nativo di Vicenza – è lucano d’adozione da una vita. Una stagione in rossoblù nel 1978-79 in Serie B, cinque anni a Martina Franca (celebre la sua rete ad Albertosi, decisiva per la vittoria biancazzurra nel 1983 in C2) e altrettanti a Brindisi hanno scandito la sua carriera.
Da poco 69enne, Giandomenico Biscotto ripercorre la sua lunga parentesi pugliese tra i Due Mari, la Valle d’Itria e l’Adriatico.
«Sono un meridionale dentro, anche se sono veneto di origine. A Policoro sto benissimo: mi sono sposato qui e da anni porto avanti questa scuola calcio affiliata al Genoa. Preferisco occuparmi dei più piccoli, fino agli Esordienti: con i più grandi diventa difficile lavorare, si creano tensioni e bisogna gestire caratteri non sempre inclini al ragionamento. Ho anche una compagine femminile in testa al campionato regionale. Sto bene così, non ho rimpianti».
Una stagione in rossoblù con molti chiaroscuri e quella famosa rete ad Albertosi, il 6 marzo 1983 in Valle d’Itria.
«A Taranto arrivai con Mariani, il povero Beatrice e Galli nel mercato di ottobre. Ma la società era in difficoltà: il presidente Fico voleva farsi da parte e raggiungemmo la salvezza a fatica. A Martina Franca trovai un ambiente più sereno: vincemmo subito lo spareggio in Serie D e facemmo bene in C2. La rete ad Albertosi è storica: parliamo di un grandissimo, segnarla resterà sempre qualcosa di unico».
Oggi le cose vanno meglio in biancazzurro che in rossoblù.
«Casi della vita. È chiaro che per Taranto fa rabbia vedere i rivali di Martina Franca lottare per la Serie C, ma tutto dipende da tanti fattori. Anche Brindisi prova a risalire: fare calcio richiede soprattutto una grande forza economica, e non tutti possono permettersela».
La scuola calcio, quindi, è un’oasi?
«Assolutamente sì. Mi piace insegnare calcio ai piccoli: organizziamo eventi, vengono spesso ex calciatori e a luglio avremo come ospite d’onore Lulù Oliveira, ex Cagliari e Fiorentina. Spesso organizzo tornei e mi incontro con Gianfranco Degli Schiavi a Grottaglie; sento spesso anche Giampaolo Spagnulo, un caro amico. Questo è il calcio che preferisco: quello dei grandi è solo snervamento».
Il settore giovanile italiano, però, sembra sempre più in difficoltà.
«È inutile discuterne ancora. Si lavora troppo sugli stranieri, spesso inadatti, a scapito del talento locale. Anche i campionati Primavera sono pieni di ragazzi da tutto il mondo. Se questo è il modo di concepire il calcio, preferisco restarmene – con tutto il rispetto – nel mio mare pulito qui in Basilicata».
Parole che fotografano un mondo alla deriva da anni.

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.











