
Mentre San Valentino continua a raccontare l’amore come promessa eterna, i numeri descrivono un Paese che cambia: dal 2015 la popolazione divorziata in Italia è aumentata del 59%, passando da 1,37 milioni a 2,18 milioni di persone nel 2024. In questo scenario, però, i tassi di divorzio in Puglia restano tra i più bassi d’Italia, con 251 divorziati ogni 10.000 abitanti.
A fotografare l’andamento è un’analisi realizzata da Unobravo insieme a psicologi praticanti, che ha incrociato dati ufficiali ISTAT e dataset Statista, aggiungendo osservazioni cliniche su motivazioni, stress emotivo e periodi dell’anno considerati più delicati per le scelte di coppia. Tra questi, gennaio viene indicato come uno snodo ricorrente: il momento in cui molte persone rivalutano priorità, relazioni e benessere emotivo, e in alcuni casi arrivano alla decisione di separarsi.
Dove si divorzia di più e perché la Puglia resta in basso
La geografia dei divorzi evidenzia differenze nette. Le regioni del Nord e parte del Centro registrano in modo costante tassi pro capite più alti rispetto al Sud. In testa c’è la Valle d’Aosta con 573 divorziati ogni 10.000 persone, seguita da Liguria (494) ed Emilia-Romagna (453). Anche Friuli Venezia Giulia (426) e Lombardia (413) superano quota 400.
All’estremo opposto, alcune regioni meridionali e interne restano sotto i 260: la Basilicata è indicata come la più bassa (209), mentre Molise (245) e tassi di divorzio in Puglia (251) confermano un’incidenza contenuta rispetto alla media delle aree settentrionali. Secondo gli esperti, dietro queste distanze possono pesare fattori come età media, indipendenza economica, urbanizzazione e atteggiamenti culturali verso matrimonio e separazione.
Il quadro nazionale mostra anche un altro dato significativo: le donne rappresentano il 58% della popolazione divorziata. Nel 2024, sono oltre 1,27 milioni le donne divorziate in Italia, contro circa 908 mila uomini. L’interpretazione proposta richiama differenze di aspettativa di vita, dinamiche di nuove unioni e variabili sociali più ampie.
Quando il divorzio diventa conflitto: il peso emotivo dei casi giudiziali
Non tutti i divorzi sono uguali, soprattutto per l’impatto psicologico. Nel 2023, in Italia sono stati registrati quasi 80.000 divorzi e circa il 29% è stato di tipo giudiziale, cioè senza accordo tra i coniugi. È la modalità che, secondo gli psicologi coinvolti nell’analisi, tende più spesso ad associarsi a un carico emotivo maggiore: tempi lunghi, conflitti che si trascinano e un senso di perdita di controllo che può alimentare stress e ansia.
Anche nelle separazioni consensuali, spiegano gli esperti, la fatica emotiva può restare alta, soprattutto quando entrano in gioco figli, preoccupazioni economiche o una diversa disponibilità al dialogo. In questa prospettiva, la gestione del conflitto e la tutela del benessere psicologico diventano centrali quanto gli aspetti legali.
La fotografia più aggiornata, precisano i dati, è quella del 2024: i numeri nazionali relativi al 2025 saranno pubblicati nel corso dell’anno. Intanto, mentre l’Italia vede crescere la quota di divorziati, la Puglia continua a distinguersi per un’incidenza più bassa. Per i lettori pugliesi, significa vivere in un contesto dove la separazione è meno frequente rispetto ad altre aree del Paese, ma anche dove resta importante riconoscere i segnali di stress relazionale e, se necessario, cercare supporto prima che il conflitto diventi cronico.
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