PETTINICCHIO: “CI VUOLE TEMPERAMENTO PER VINCERE”

di GIGLIELMO DE FEIS
Tre promozioni dall’Eccellenza alla Serie D impreziosiscono il palmarès di Giacomo Pettinicchio, tarantino doc, 66 anni portati con energia. Oggi è fermo per scelta personale, ma osserva con attenzione e ottimismo il percorso del Taranto.
«Conosco bene questo campionato e so che per vincerlo serve molto temperamento. La concorrenza è forte e agguerrita, ma il Taranto ha una società solida e un organico di qualità. L’esonero di Danucci e il successivo richiamo dopo la breve parentesi di Panarelli è stata, a mio avviso, una grossa stupidata, che ha creato problemi anche a quest’ultimo. Purtroppo nel nostro mondo c’è sempre troppa fretta: si cambia allenatore al primo errore. I direttori sportivi incidono, nel bene e nel male. Ormai non mi stupisco più di nulla: il nostro lavoro è sempre in bilico».
Walter Mazzarri diceva che l’allenatore è un uomo solo. Pettinicchio annuisce.
«Sono pienamente d’accordo. Parliamo di una persona autorevole che conosce ambienti molto più altolocati e difficoltà ben più insidiose. La nostra categoria non gode di tutele adeguate: un tempo si lavorava senza staff, senza vice, preparatori atletici o dei portieri. Oggi c’è una carovana di figure che da un lato può essere utile, dall’altro genera confusione».
Tre Eccellenze vinte a Grottaglie, Trani e Massafra, più una sfumata a Galatina.
«Quella persa all’ultima giornata, quando i playoff non esistevano, è una ferita ancora aperta. Perdemmo nel finale contro il Noicattaro. Parliamo di piazze che hanno fame di calcio e amano profondamente le proprie squadre. Questa è una categoria in cui bisogna lottare col coltello tra i denti. E attenzione: se il Taranto dovesse vincere la Coppa a Bisceglie, non dovrà sottovalutare la fase nazionale, dove ci sono squadre di qualità che possono diventare un’arma a doppio taglio».
Gli manca il campo?
«Per ora no. Ho scelto di dedicarmi ai miei cari. Seguo le partite, mi aggiorno, ma non sento l’esigenza di tornare ad allenare».
Sull’attuale dirigenza rossoblù è chiaro.
«La forza economica c’è, ed è un ottimo punto di partenza. I presupposti per costruire un progetto importante ci sono: serve solo pazienza».
Capitolo Strambelli, che ha rifiutato il Taranto per Squinzano.
«Non capisco questa scelta. È vero che ha 37 anni e forse a Canosa non era più a suo agio, ma rifiutare un’offerta del Taranto è fuori da ogni logica. La rosa comunque è forte. Non dimentichiamo che Ciro non ha potuto fare la preparazione estiva e ha dovuto rivedere molte cose per via dei tanti arrivi e partenze. I tifosi sono comprensivi, e questo mi fa piacere. Con il nuovo stadio, la città potrà finalmente avere un futuro luminoso dopo anni difficili».

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.



