Trani introduce la tassa di soggiorno, Federalberghi prepara il ricorso al Tar
TRANI – La tassa di soggiorno a Trani è realtà. Il Consiglio comunale ha approvato il regolamento nella seduta di lunedì 26 gennaio. Per l’amministrazione è un passaggio di “maturità turistica”. Federalberghi e le altre associazioni del settore, però, contestano il metodo e annunciano battaglia.
Secondo il comparto turistico-ricettivo, il Comune ha deciso senza un vero confronto. Le associazioni dicono di non essere state coinvolte nelle fasi decisionali. Temono effetti sulla competitività del territorio. E parlano di rischi per un mercato che considerano ancora fragile.
Tassa di soggiorno a Trani, lo scontro con le associazioni
La Federalberghi delle province di Bari e Bat annuncia un ricorso al Tar. Il motivo, spiega l’associazione, è la mancata consultazione con i rappresentanti della filiera. A intervenire è Francesco Caizzi, vicepresidente nazionale e presidente Puglia e Bari-Bat della Federalberghi.
«Il provvedimento deliberato dal Consiglio Comunale di Trani, che non ha visto in alcun modo il coinvolgimento delle associazioni di categoria del comparto turistico-ricettivo della città, è stato calato dall’alto, in maniera unilaterale», dichiara Caizzi. «Per questi motivi, la Federalberghi ha dato mandato ai suoi avvocati per la presentazione di un ricorso al Tar».
Federalberghi: “Così si rischia di frenare la crescita turistica”
Caizzi collega la decisione anche al lavoro di promozione già avviato dagli operatori. Sostiene che una scelta non condivisa possa indebolire gli sforzi del settore. «L’amministrazione tranese rischia di vanificare il duro lavoro di promozione e marketing turistico» portato avanti dai player privati, dice, con l’obiettivo di far crescere Trani come destinazione.
Nel confronto entra anche il tema del dialogo con il partenariato sociale. Federalberghi sostiene che il sindaco Bottaro e la sua amministrazione non abbiano aperto un tavolo di confronto. «Sembrano più orientati a trovare nuove risorse per le casse comunali», afferma Caizzi, «piuttosto che aperti alla realizzazione di una più efficace strategia turistica per la città».
Dove dovrebbero andare i fondi della tassa di soggiorno
L’associazione richiama la natura della tassa di soggiorno. La definisce “imposta di scopo”. Sottolinea che le risorse, per legge, devono sostenere interventi legati al turismo. Nel perimetro rientrano anche azioni a supporto delle strutture ricettive. E rientrano interventi su beni culturali e ambientali locali, oltre ai servizi pubblici collegati.
Caizzi cita l’esempio di altri Comuni. In quelle realtà, dice, esiste un confronto costante con le strutture ricettive. Spesso nascono tavoli tecnici con funzioni consultive e progettuali. Servono anche per monitorare l’applicazione della tassa e la destinazione delle risorse.
Cosa cambia ora per Trani e per gli operatori
Dopo l’approvazione in Consiglio, la partita entra in una fase nuova. Da una parte resta la scelta amministrativa. Dall’altra parte si apre il fronte del ricorso al Tar annunciato da Federalberghi. Nel mezzo c’è una domanda chiave: come verranno impiegati i fondi della tassa di soggiorno a Trani e con quale metodo di confronto con il settore.
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