ROSELLI: “NEL CALCIO NON ESISTE SERIETÀ, MA IL MIO SOGNO PER TARANTO RESTA INTATTO”

di GUGLIELMO DE FEIS
A novembre scorso è stato inopinatamente esonerato dal Vado, nonostante la squadra fosse in testa al girone A di Serie D. Un episodio che conferma come nel calcio esistano dinamiche spesso incomprensibili, dove nemmeno il primato in classifica basta a tutelare un allenatore. Ma Giorgio Roselli, 68 anni, umbro di Bosco (Perugia) e genovese d’adozione da oltre quarant’anni, non si stupisce più di nulla e guarda avanti, coltivando il sogno di guidare i rossoblù.
«Ormai non mi meraviglio più di nulla, oggi nel calcio non esiste assolutamente serietà. Dominano personaggi discutibili ed ecco spiegato il tutto. La mia vicenda è stata grottesca, perché secondo me non c’erano i presupposti per progettare un campionato di vertice. Evidentemente nelle stanze dei bottoni hanno ragionato in modo un po’ strano. Ma non importa, si guarda avanti: mi dedico ad altro e il mio augurio lo conoscono tutti».
Sedici anni fa fu vicino alla panchina rossoblù, ai tempi della presidenza D’Addario.
«Ebbi un lungo colloquio, ma non ci trovammo d’accordo su alcuni aspetti. Peccato, perché è un sogno che coltivo da sempre. Non ne faccio una questione di categoria: per me va bene tutto, lo sapete che mi sento uno di voi».
Intanto, la squadra deve recuperare molti punti sul Bisceglie.
«Serve prima di tutto una società forte. E persone giuste nei ruoli giusti, senza mentalità anarchiche e prive di costrutto. Ho girato tutta l’Italia calcisticamente parlando, ho esperienza e parlo con cognizione. L’Eccellenza è come la Serie D o la C: devi saper progettare, a partire da un quadro dirigenziale adeguato. Altrimenti puoi avere anche i migliori talenti del mondo, ma non ottieni nulla».
Una strada potrebbe essere la Coppa Italia.
«Bisogna prima vincere quella regionale. Poi, nella fase nazionale, ci si gioca tutto ed è una bella lotta: qui in Liguria ci sono realtà importanti da tenere d’occhio. È chiaro che con lo stadio rifatto la città vorrà una squadra all’altezza. Io per primo la penso così: Taranto merita altre platee».
Magari con il suo ritorno, 36 anni dopo, da allenatore.
«È un mio desiderio da sempre, per l’affetto che ho verso città e tifosi. Ma i matrimoni si fanno in due, non decido solo io. Vedremo cosa riserverà il destino. Sono stato sei anni in Puglia — uno da calciatore a Bari, tre in rossoblù e due brevi periodi da allenatore a Monopoli e Brindisi — una terra che amo tantissimo e che porto sempre nel cuore».

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.



