ANTONIO “TOTÒ” LOPEZ: 74 ANNI, UNA VITA DI CALCIO VERO E DI MEMORIA AUTENTICA

di GUGLIELMO DE FEIS
74 anni compiuti sabato 17 e tanta memoria a rimarcare un calcio ormai defunto. Almeno per lui, che ormai lo segue solo per passatempo, con i suoi grandi amori: il Bari (la sua città di origine), la Lazio (cinque anni in biancoceleste e residente nella capitale da mezzo secolo), il Palermo (tre stagioni in rosanero, al fianco dell’attuale tecnico della Roma Gian Piero Gasperini, suo grande amico da una vita, e degli ex trainer rossoblù Fernando Veneranda e Mimmo Renna) e ovviamente il Taranto, con cui chiuse la carriera esattamente quarant’anni fa con il famoso microinfarto di Licata.
Antonio Lopez, per tutti Totò, oggi pensionato sotto il Cupolone (ma spesso anche di stanza a Bari), dopo alcuni anni come Direttore del Circolo Tennis del Foro Italico, non ha – come sempre – peli sulla lingua.
«Consentimi di dire che non voglio parlare di calcio attuale perché questo è un mondo affaristico contaminato da procuratori e gente opportunista. Io vengo da altri tempi genuini, basati su meritocrazia e rispetto delle regole. Ai miei tempi uscivi dal settore giovanile e per entrare in prima squadra dovevi fare una lunga gavetta. Oggi addirittura a sedici anni si esordisce in A e poi si finisce nell’anonimato, come è accaduto a Paloschi, Camarda e prima ancora a Grandolfo (oggi al Trapani in C), che nel Bari era considerato l’erede di un certo Antonio Cassano!
Nella mia carriera ho iniziato nella mia città di origine, ma ho anche vissuto due stagioni a Pescara (al fianco di Edmondo Prosperi, oggi ottantenne, papà di Fabio) che mi hanno formato prima dell’ingaggio da parte della Lazio. Nella capitale sono stato al fianco di gente come Giordano, Manfredonia, Agostinelli, Stefano Di Chiara e anche Marco Cari, portiere della Primavera con alcune panchine in A sotto l’egida di Luis Vinicio. Gente che mi ha insegnato cosa significava vivere certi ambienti.
E poi un amico vero come il povero Re Cecconi, che ancora oggi piango perché era una persona eccezionale come poche. La sera del fattaccio dovevo essere con lui, ma avevo impegni personali e seppi alla radio, mentre ero fuori casa, la notizia. Oltretutto il gioielliere (deceduto pochi anni fa a 88 anni) abitava nel mio stesso palazzo, un piano sotto di me!»
Tra i suoi tecnici, Veneranda e Renna, che lo ritrovò proprio a Taranto.
«Del primo preferisco non parlare perché non ebbi un buon rapporto a Palermo, e meno male che avevo smesso quando venne in rossoblù. Il secondo era e rimarrà sempre nel mio cuore: una persona umanamente perbene come poche, un padre putativo. In realtà fu Rosati a volermi, ma poi purtroppo morì, ed allora Renna lo riabbracciai dopo tanti anni. Eravamo anche amici con le famiglie. Peccato per quella vicenda di Licata (continuo tuttora a fumare…), pensa che il presidente Fasano voleva farmi tornare a giocare l’anno dopo, ma fui categorico e dissi di no.»
Di recente è apparso su Sky in un documentario sulla Lazio del primo scudetto.
«Non ero in quella squadra, visto che arrivai un anno e mezzo dopo, ad onor del vero. Ma giocando con Chinaglia e molti di essi, mi hanno chiesto di ricordare quel periodo e l’ho fatto con piacere. Che tempi quelli: si guadagnava bene, ma non come adesso.»
Su Taranto in Eccellenza è netto.
«Non mi va di essere ripetitivo, ma da voi mancano progettualità e costruttività. Quante dirigenze sono cambiate da allora? Quanti fallimenti avete avuto? A che serve parlare? Non ha senso. A Bari, per esempio, la politica ha messo la famiglia De Laurentiis, che la città intera ha preso in odio plebiscitario! Io stesso, quando ci fu il fallimento, andai ospite ad Antenna Sud e dissi testuale che bisognava ripartire da imprenditori locali. Alla fine non è cambiato niente.
Ormai è un quadro patetico ovunque: americani, indonesiani, cinesi. Il problema di Taranto è sempre quello: tante chiacchiere e poca sostanza. Fasano aveva idee innovative e costruttive, solo che – come sempre – il tessuto cittadino gli ha messo i bastoni tra le ruote!»
Sulle sue frequenti apparizioni nelle televisioni private pugliesi e capitoline:
«Se vado, dico sempre quello che penso e non me ne frega niente di quello che pensano gli altri. Il quadro è chiaro a tutti: di cosa serve meravigliarsi? Se una città come Taranto fallisce puntualmente i traguardi, ci si deve domandare il motivo. O la stessa Bari, lontana da una vita dalla Serie A e che soffre a vedere la rivale Lecce.
La verità è che al meridione c’è troppa improvvisazione. Tre sole rappresentanti in massima divisione ti sembrano normali? Se ti trovi in Eccellenza devi recitare mea culpa cento volte e saper ricostruire. I campionati non li vinci col blasone!»
Sull’esperienza da Direttore del Circolo Coni:
«Rilassante e piacevole. Mi sono goduto grandi personaggi dello spettacolo come Bonolis, Laurenti, la De Filippi, Rivera e tanti altri. E poi il tennis è ancora una disciplina di qualità, pulita e passionale. Spesso ero a pranzo col povero Nicola Pietrangeli e ne parlavamo insieme. Conoscere una persona perbene come lui mi ha insegnato a capire, a livello umano, certi aspetti di altri sport molto più piacevoli, oggi, del Dio Pallone.»
Su Mario Biondi, storica icona rossoblù:
«Consentitemi di abbracciarlo di cuore, perché parliamo di una persona perbene prima di tutto. Un grande uomo, un amico vero per la sua fragranza umana, schietto e diretto. È la storia di questa società, come lo è stato il povero Biagio Catalano per il Bari, il mio caro amico Edmondo Prosperi a Pescara e il vostro concittadino Antonio De Bellis a Palermo. Persone umanamente vere e oneste come poche, oggi impensabili nel mondo del calcio.
Capisco Mario: ha scelto di uscire da questo mondo contaminato e lo ammiro, perché si è reso conto già trent’anni fa che servono solo apporti politici e sponsorizzazioni per starci dentro.»
Sul suo ex compagno di squadra alla Lazio, Luigi Boccolini:
«Altra persona eccezionale che saluto di cuore. Assolutamente vero: ha vinto in Puglia diversi campionati lavorando con onestà e serietà, e ora anche lui ha deciso di ritirarsi a vita privata. Le figure dei procuratori sono state una rovina: comandano loro su tutto, e c’è chi paga per far giocare Tizio o Caio!
Ai miei tempi alla Lazio molti provenivano dalla Primavera, ma si sono sudati duramente il posto. Vi cito un esempio lampante: Mauro Tassotti! Nel mio ultimo anno in biancoceleste si affacciava in prima squadra e poi ha scritto la storia del Milan. Si è costruito da solo, senza scorciatoie. L’ho visto allenarsi intensamente: già a vent’anni aveva qualità straordinarie.
Altro nome che rimarco è Gasperini, con cui sono stato a Palermo e di cui sono amico da una vita. Aveva un talento da centrocampista moderno e pensatore; non a caso è diventato un allenatore vincente, capace di centrare uno storico trionfo europeo a Bergamo.»
E su Edmondo Prosperi:
«Persona onesta, che si è costruita da sola, mio grande amico da una vita. Ha smesso presto, ma è stato per anni vice allenatore a Pescara, ottimo cultore di calcio. Aggiungo anche Vincenzo Zucchini, che purtroppo ci ha lasciati nel 2013, con cui militai sia in Abruzzo che alla Lazio: altro grande uomo, mai aiutato da nessuno, che il calcio ha messo da parte ingiustamente.
La verità è che oggi tutti pensano di avere davanti i nuovi Totti, Cassano, Montella, Gilardino… poi puntualmente finiscono nel dimenticatoio! Vedi il povero Agostino Di Bartolomei, affrontato in tanti derby. Oppure Pietro Maiellaro, con cui militai da voi: meritava la A fissa, e dopo la parentesi ombrosa di Firenze è finito nell’anonimato.
Per non parlare di Silvio Paolucci, altro centrocampista di qualità che meritava di più. Ma l’esempio che fa rabbia è Grandolfo: nel 2011 siglò una tripletta a Bologna col Bari e poi è rimasto a vivacchiare in terza serie! Inutile ripetermi: comandano altri fattori che buttano a mare meritocrazia e bravura!»
Auguri Capitano, Uomo vero e perbene di un calcio che fu.

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.



