ALESSANDRO TURINI: CINQUE ANNI INDIMENTICABILI IN RIVA AI DUE MARI

DI GUGLIELMO DE FEIS
76 anni compiuti il 13 e cinque anni indimenticabili in riva ai Due Mari. Ed in città aveva anche deciso di stabilirsi con la famiglia salvo poi trovarsi ceduto e quindi costretto a cambiare i suoi progetti con la sua attuale residenza in Piemonte a Borgo San Dalmazzo in provincia di Cuneo dove vive fisso da ben 43 anni.
Alessandro Turini, bustocco purosangue, oggi è un tranquillo pensionato che si gode i nipoti nell’entroterra piemontese ed il calcio per lui è un semplice passatempo di cui parla anche con enorme distacco.
“Gli anni passano” dice il popolare Pinella “ed onestamente non ho più quella passione di un tempo, anzi diciamo che l’ho proprio persa quasi del tutto. Il mio era un calcio basato su semplicità, valori veri e soprattutto rispetto delle regole. Sono cresciuto con allenatori come Bersellini (due anni al Como), Maldini e Trapattoni (una stagione al Milan) ragion per cui parliamo di persone autorevoli e concrete che sapevano davvero come insegnarti a vivere. Fui portato da voi da Fantini che mi conosceva nel 1975, ho vissuto anni bellissimi con la tragedia maledetta di Iacovone che purtroppo fu la fine di un sogno chiamato serie A. Nel 1980 poi fui ceduto alla Cavese e la parentesi si chiuse definitivamente, anche se con mia moglie Anna avevamo deciso di vivere proprio in riva ai Due Mari”.
Da oltre trent’anni Taranto vive altalene di emozioni.
“E’ il calcio odierno ed è inutile fare polemiche frivole od incostruttive. Quante società sono fallite in questi anni? Di che parliamo allora? La stessa storica Pro Patria (realtà blasonata della sua Busto Arsizio con trascorsi in A) basti vedere che fine ha fatto oppure Cuneo e Savona (dove ha militato a fine carriera). E’ lo specchio dei tempi”.
Di quel Taranto sono purtroppo venuti a mancare anche Buso, Romanzini e Giovannone.
“Perdite assolutamente dolorosissime di persone eccezionali prima di tutto. Oltre al grandissimo Erasmo naturalmente in quel maledetto incidente sull’Appia. Romanzini è stato il mio Capitano e sarà sempre un modello di persona da portare nel cuore per la sua enorme generosità, idem Giovannone che era un ragazzo d’oro come pochi. Ma ovviamente anche Sergio, sebbene fosse un tipo molto sulle sue, va ricordato come una persona degna di grossa stima umana, ci mancherebbe altro. Aveva poi sposato una vostra concittadina e viveva proprio a Taranto. E vorrei spendere anche due parole su Franco Panizza, altro compagno di squadra che purtroppo ci ha lasciati troppo presto, un Grande Uomo in tutti i sensi”.
Anni fa venne in città ospite di Graziano Gori.
“Ho casa in Abruzzo a San Salvo, vicino Vasto, dove vado l’estate e decisi di tornare a Taranto dopo anni. Non nascondo che la città è molto cambiata ed è diventata più bella anche se molto caotica. Graziano, Degli Schiavi e Dellisanti sono tre che sono innamorati da sempre di questa maglia, i primi due oltretutto sono tarantini di adozione (l’ex portiere vive però a Grottaglie). Mi dispiace che non ci siano mai state occasione di partite di vecchie glorie da voi, nemmeno un torneo in memoria di Iacovone”.
La sua passione per il modellismo sta ancora?
“No, non più. Ce l’avevo allora (sugli Alè Taranto sta una bella foto con la figlia Simonetta, oggi 53enne, mentre costruisce un vascello) ma adesso non me ne occupo più. Mi ricordo che anche Mario Biondi era appassionato di velieri (le foto lo testimoniano). Con gli anni cambiano tante abitudini e spesso si intraprendono altre situazioni e scelte”.
Dei suoi ex compagni quasi tutti hanno svolto attività extracalcio dopo aver smesso.
“Anche io sono stato costretto ed ho dovuto risolvere anni fa una questione con la Campari di cui ero ispettore per l’aspetto previdenziale. Non mi sembra una cosa strana, all’epoca si guadagnava poco rispetto ad oggi e chiaramente una volta smesso di giocare dovevi pensare al dopo. Le società spesso non versavano i contributi e quando il Taranto mi cedette al Crotone (allora nella neonata C2) non ebbi questi ultimi proprio dalla società calabrese e mi creò la cosa non poche preoccupazioni in tal senso al punto da dover cumulare con il ruolo dell’azienda degli analcolici per la quale ho lavorato in seguito alcuni anni”.
Nardello e Capra infatti hanno dovuto cambiare attività professionale.
“Due care persone che saluto con affetto prima di tutto. Purtroppo è la risultante di quello che ho detto, erano tempi diversi dagli attuali. Oggi con un ingaggio un calciatore mantiene almeno tre generazioni. Quando giocavo io percepivamo circa venti milioni netti l’anno, cifre con cui nemmeno potevi comprare casa e dovevi chiaramente saper gestire i costi attentamente. Adesso venti milioni li prendi in una stagione intera! Di euro ovviamente, quindi non esistono confronti”.
La città ormai è disamorata dei rossoblù.
“Non ci voglio pensare nemmeno. Vederlo in queste categorie è un pugno nello stomaco”.

Giornalista pubblicista. Collaboratore, a vario titolo, di altre redazioni sportive di giornali, radio e televisioni nazionali. Esperto di attività Audiovisive, fotografiche e cinematografiche (diploma don Orione di Roma 1985). Presentatore televisivo e radiofonico per varie emittenti locali e di eventi anche a carattere nazionale. Scrittore. E’ in uscita il suo terzo libro. Esperienza nelle attività di pubbliche relazione in ambito militare.



