Dichiarazione choc del dott. Patrizio Mazza Primario a Taranto del reparto di Ematologia dell’Ospedale “ G.Moscati”

Patrizio Mazza 64 anni, tra i migliori ematologi e non solo italiani, specializzato in ematologia clinica e di laboratorio ed in oncologia clinica. E’ stato assistente presso l’istituto Seragnoli di Bologna stage presso “Memorial Sloan Kettering Cancer Center” a New York e al “The Fred Hutckinton Cancer Research Center” a Seattle – New York. Da anni è il Primario del Reparto di Ematologia dell’Ospedale Giuseppe Moscati.  (Ospedale Taranto Nord). E’ autore o coautore di 150 lavori editi a stampa su riviste nazionali e internazionali relativi a ricerche cliniche su linfomi e malattie oncoematologiche. Tra le principali riviste: Haematologica; Leukaemia and lymphoma; Bone Marrow Transplantation; Journal of clinical. Dal 1995, anno del primo trapianto autologo, ovvero attraverso cellule staminali dello stesso paziente, ne ha fatti circa 1500. Chi meglio di lui conosce i danni sulla salute e i tumori che sono esplosi dal 1993 nel territorio tarantino? Eletto Consigliere regionale, si è distinto per aver lasciato l’Assise regionale per dedicarsi ai suoi pazienti.

La copertina del free magazine Puglia Press che ha pubblicato l’intervista

E’ difficile incontrarlo, senza il suo abituale camice bianco, al Moscati di Taranto, meglio conosciuto come Ospedale Nord. Davanti al suo studio gente che aspetta di entrare. Il tono della sua voce spesso apparentemente duro, ma che non offende nessuno che lo incontra. Assisto ad una telefonata nella quale percepisco una richiesta di appuntamento. Dall’altra parte ascolto una certa preoccupazione. “Venga venerdì alle 15”, gli risponde e tranquillizza l’interlocutore. Il dott. Mazza ha due passioni: la sua professione nella quale è tra i maggiori ematologi e non solo d’Italia e l’enogastronomia nella quale spende quel poco tempo libero che gli rimane nell’agriturismo Donna Teresa a Mottola di sua proprietà. E’ difficile trovare un momento per intervistarlo, prendo al volo l’occasione di averlo incontrato dopo un lungo percorso fatto di ascensori e galleria che mi porta davanti al suo studio del Moscati

Dott. Mazza cosa è cambiato a Taranto da ventisei anni, praticamente da quando lei è a Taranto, fino ad oggi?

Ho visto crescere progressivamente malattie impegnative, per le gente di cui ne è affetta.  E’ diventato molto gravoso e oneroso affrontarle anche per gli operatori. Ci sono troppi pazienti. Sono cresciuti notevolmente negli ultimi dieci, quindici anni.

Sta dicendo che ventisei anni fa ci si ammalava di meno?

La percezione è quella che ci fossero meno malattie tumorali di nostra pertinenza. Uno potrebbe attribuirlo al fatto che eravamo freschi di professione a Taranto. Diciamo che, allora, la gente non si curava in questa struttura. Pensi, solo dopo sette/otto anni eravamo a già regime, per quello che la potenzialità della struttura poteva offrire. Nonostante questo, negli anni, le richieste sono aumentate, tanto quanto gli ammalati di tumori.

Quando avete percepito che il problema tumori a Taranto era di carattere ambientale?

La percezione che ci fosse qualcosa di ambientale l’ho avuta almeno vent’anni fa, tant’è vero che feci molti report su giornali, fino a quando iniziò a muoversi qualcosa. Continuai a fare questa battaglia anche quando fui eletto, per questa ragione, nel Consiglio Regionale, fino a quando, poco tempo dopo, mi resi conto che l’attività politica mi si addiceva poco e preferii occuparmi unicamente dei miei pazienti. Sulle problematiche legate all’ambiente ci ho sempre creduto. Le malattie arrivano prevalentemente da una questione ambientale e purtroppo dal lavoro. Tutto questo sfocia nel discorso alimentare.

Più precisamente

Gli alimenti sono lo specchio del terreno, di quello che si ha, di quella che oggi l’economia impone e la gente stessa richiede. Oggi è tutto velocizzato. Tutto richiede quantitativi diversi di prodotti che il terreno non offre più, perchè non c’è più chi produce e quindi l’approvvigionamento arriva da chissà dove. Il controllo è relativo ed il cibo tende ad essere soprattutto bello piuttosto che buono e genuino.  Purtroppo, molto spesso, il bello non si sposa con la qualità. La gente ingoia tutti i giorni pesticidi ed antiparassitari.

Il nostro territorio è stato contaminato dalle polveri sottili

La contaminazione sulle persone oggi arriva di più dall’ aria che dal suolo perché, se guardi intorno, non c’è nulla di coltivato. Quel poco lo mangiano gli animali, parlo di foraggio, cereali ecc., ma è poca cosa. Si intravedono animali al pascolo in alcuni punti, ma sono lontani dalla sede e dalla fonte di emissione di sostanze dannose. Ripeto, la contaminazione per l’uomo deriva soprattutto dall’aria, un discorso a parte per il mare. La penetrazione di sostanze pericolose nel sottosuolo sta a significare che arrivano anche nel mare attraverso le falde acquifere, come emerge dalla situazione del mar Piccolo. Quindi diciamo che la questione ambientale sicuramente, nel giro di trenta quarant’anni, si è modificata da questo punto di vista. E’ subentrata una situazione ormai cronicizzata che si inserisce in un qualcosa che dura da allora e quindi, chi ha assorbito queste sostanze ne ha assorbito un grosso accumulo. Soprattutto le persone di una certa età ne sono esposte da tanti anni, poi la parte genetica che si può riflettere anche sui bambini, perché se si sono create modifiche genetiche nei genitori sulle cellule riproduttrici, va di conseguenza a riflettersi nei più piccoli che hanno una maggiore propensione ad ammalarsi. Vediamo bambini che si ammalano anche di disfunzione del sistema immune. Non è necessario che sia tumore, c’è sempre però una certa incidenza di ‘certi’ tumori nei più piccoli. Aumentano leucemie acute anche il doppio nei bambini, rispetto agli adulti. Tutto questo deriva dal tempo di esposizione, sui genitori e su tutte le persone. Quindi sull’impatto che si ha sulla genetica che poi trasmette dei difetti alle progenie. La mia previsione è che assisteremo nei prossimi venti/trent’anni a giovani che si ammaleranno prima, anche se l’ambiente dovesse migliorare, fino a quando tutto non si rigenererà. Noi medici vediamo tantissimi ragazzi con il Linfoma di Hodgkin o linfomi in genere. Tanti mielomi, patologie linfoproliferattive croniche, anche in lavoratori o ex dipendenti degli stabilimenti siderurgici e credo che questo abbia un determinato significato

Nasce il dilemma lavoro o salute

Lavoro o salute. Se tu, con la tua cultura, attraverso i mass media dici che il lavoro è solo quello che si fa nella siderurgia, diventa l’unico che la gente persegue con le conseguenze alle quali è esposta, ma se tu gli fai vedere una possibilità diversa, quella di dedicarsi alle coltivazioni idonee, nelle industrie di trasformazione, anche sull’agro alimentare o su altri settori, allora si può creare qualcosa che vada avanti in una diversa direzione.

La marcia delle famiglie di Taranto che hanno perso i loro figli ha toccato tutti. Molti di questi bambini, forse sono passati dal suo reparto e lei li ha visti morire

Alcuni.  Sono sempre più numerose le famiglie toccate dal ‘problema’. Si è creato un fatto sociale, anche mediato da una solidarietà. Tutto questo è il frutto di tanti anni, durante i quali le drammaticità si sono succedute. Io, purtroppo, non vedo miglioramenti, anzi un peggioramento, sia in quantità che in evoluzione delle malattie peggiori.

Mi sta dicendo che stanno sorgendo malattie più aggressive?

Si. Me ne resi conto anche quando arrivai a Taranto tanti anni fa, vedendo le malattie croniche. Le cure ormai si sono uniformate, ma le malattie non sono del tutto uguali. Abbiamo delle alterazioni cromosomiche che mandiamo, sul piano diagnostico in altri laboratori, ma senza diagnosi in quanto mai viste. L’unico obiettivo da perseguire deve essere quello di rimodellare una economia più giusta in favore delle persone e non a misura di chi fa politica

Quindi, dovendo mettere sulla bilancia pessimismo o ottimismo, dove tende il futuro che prevede il dott. Mazza?

Sono pessimista. C’è chi sostiene che bisogna essere ottimisti, vedere sempre qualcosa di positivo, il bicchiere sempre mezzo pieno ed è quello che la medicina ha come obiettivo quello di riempirlo interamente. L’aspetto positivo è che le famiglie, qualcosa cominciano ad afferrare, ma mi capita anche di entrare in molte di esse e cercare di incoraggiare a continuare a lottare chi ha un tumore e dice che lavorava in ‘quella fabbrica’ dove, su dieci compagni di lavoro, quattro o cinque si sono ammalati e lui è tra questi è un superstite che aspetta il proprio turno. E’ stata acquisita la mentalità di rassegnazione, contando i giorni in cui si aspetta la malattia. Bisogna iniziare a cambiare la propria vita ed a volersi bene, amando la propria terra.

Esiste una maggiore concentrazione di ammalati in un determinato territorio?

Il tumore sembra non risparmiare nessuno in particolare. Sicuramente ci sono più ammalati a ridosso delle fabbriche, ma le casistiche sono diverse.

Ho già rubato troppo tempo al dott. Mazza e sento in lui l’impazienza di tornare dai suoi ammalati. Ne ha curati e guariti tanti in tutti questi anni e, sapendo che proprio qui, in un territorio violentato dall’incoscienza e cupidigia dell’uomo che c’è chi si batte per la vita, non può che crearci un ancoraggio per continuare a vivere a Taranto.

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