I ricordi di una vita dei mariani di 40 anni di attività navale resteranno nei cuori ma non nel mar Piccolo di Taranto  


 “Il Vittorio Veneto vivrà in tutti noi. Quando da un’altra nave ne scorgevamo all’orizzonte l’inconfondibile sagoma, provavamo un senso di ammirazione, di rispetto e di orgoglio”. Queste parole furono pronunciate il 29 giugno del 2006 dall’Ammiraglio La Rosa, allora Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Italiana. La nave Vittorio Veneto è una lanciamissili ed è stata ex ammiraglia della Marina Militare Italiana, in servizio attivo dal 1969 al 2003, anno in cui è stata collocata in status di ridotta tabella di disponibilità in attesa del disarmo, avvenuto poi nel 2006, e della radiazione dal libro registro del naviglio militare. E’ stata la seconda unità italiana a portare questo nome dopo la precedente nave da battaglia impiegata nella seconda guerra mondiale.

La storia racconta momenti memorabili del Vittorio Veneto,  legati a Taranto ed ai tarantini. Ha partecipato a numerosissime esercitazioni nazionali ed internazionali, svolgendo sempre la funzione di nave comando di gruppi di scorta a unità portaerei o di convogli complessi.

Gli equipaggi che l’hanno composta in quasi 35 anni di  servizio, si sono distinti anche per operazioni umanitarie come, ad esempio, quella nell’inverno e nella primavera del 1973, quando  il Vittorio Veneto ha partecipato, con l’Andrea Doria e il 3º Gruppo elicotteri, al soccorso delle popolazioni colpite dalle alluvioni in Tunisia. Più tardi prese parte alle operazioni di soccorso delle popolazioni nazionali colpite dai terremoti del Friuli nel 1976. Fra il 7 luglio e il 20 agosto del 1979, con l’incrociatore Andrea Doria e con il rifornitore di squadra Stromboli, ha costituito l’VIII Gruppo navale che nelle acque del Mar Cinese meridionale ha incrociato in soccorso dei “boat people”. Il Gruppo navale soccorse e portò in Italia al rientro a Venezia circa un migliaio di profughi vietnamiti che fuggivano dal loro paese. Questa forse la sua impresa più importante ma ve ne sono state altre prestigiose e tante le crociere addestrative che l’hanno portata in tutti i continenti.

Come dicevamo nell’incipit, l’incrociatore Vittorio Veneto è in disarmo dal 29 giugno del 2006, cioè gli sono stati tolti gli otturatori dai cannoni e gli stessi sono stati tagliati e sigillati con tappi di bronzo, ma resta comunque un’unità della Marina Militare iscritta al quadro del naviglio.

L’incrociatore era in predicato di diventare la prima nave-museo italiana; era stato annunciato che la realizzazione sarebbe stata effettuata entro il 2010, ovvero poco prima delle previste celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità d’Italia, che si svolsero nel 2011, ma i termini dichiarati non sono stati rispettati. L’ostacolo fondamentale alla realizzazione del progetto, oltre alla mancanza di fondi, è la massiccia presenza di amianto nella nave, che va rimosso e trattato per poterla aprire al pubblico. Nel maggio 2018 il Vittorio Veneto è stato messo in vendita per la successiva demolizione. Pochi giorni fa, lo Stato Maggiore ha informato la stampa che l’appalto è stato aggiudicato ed assegnato, al termine di una gara che ha registrato sette partecipanti,   alla ditta turca SIMSEKLER che ha rilevato anche nave Granatiere, per demolirla, per una cifra complessiva di 3.382.000,00 euro. Lo scorso 10 aprile, mentre veniva tolta la stella di prora che ne certificava l’appartenenza alla Marina Militare Italiana, le fiamme hanno invaso il terminale dell’incrociatore, prontamente spento dai vigili del fuoco. Forse era un’ultima ribellione, un modo di voler farsi notare, proprio come quando passava dal canale navigabile di Taranto, col mitico Ponte Girevole aperto, applaudita da tarantini e forestieri. Oseremmo dire, anche le navi hanno un’anima e forse anche un cuore.

                                                                                    Francesco Leggieri

© 2019, Francesco Leggieri. Tutti i diritti riservati

Lascia un tuo commento