“La gestione della cosa pubblica a Gravina è fuori da ogni logica di mercato e certamente meritevole di attenzione da parte della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica. Si spendono milioni di euro pubblici per realizzare edifici o ristrutturare immobili, salvo poi vederli affidati a privati a gratis, se va bene a poco prezzo, che spesso disattendono i disciplinari oppure vengono abbandonati all’incuria e alla fatiscenza.

Si è speso un milione di euro circa per far rivivere l’ex piazza di Via Genova dopo dieci anni di speranzosa attesa, ma, seppure l’operazione di ricostruzione è riuscita, la paziente è deceduta. La piazza è morta per sempre perché il progetto non era adeguato, dovevano essere realizzati almeno due piani sotterranei per renderla funzionale, sarebbe complicato parlarne qui diffusamente ma certamente sarebbe un esercizio inutile. Dopo diverse inaugurazioni e aperture abortite sul nascere, guarda caso fatte prima del voto per ingannare nuovamente i gravinesi, l’unica cosa funzionante è la caffetteria. Un bar che dovrebbe funzionare solo in occasione di eventi, o durante l’inesistente vendita di prodotti ortofrutticoli, e che invece è sempre aperto facendo concorrenza sleale a chi paga un fitto normale. 1.180 mq, di cui circa 450 coperti, affidati a 250 euro al mese, un affare se si considera che un prezzo di mercato sarebbe dovuto essere almeno 15 volte superiore. Una struttura civica polifunzionale, dove, piuttosto che far ballare i topi, si stanno organizzando corsi di ballo, tra oggetti d’antiquariato, e si ricoprono le vetrate per garantire la giusta privacy agli aspiranti ballerini. Una scuola di ballo altamurana, Bolero Dance, che pagherà certamente ‘un’insalata’ rispetto alle tante scuole locali. A nulla è servito il vincolo di destinazione d’uso posto dal donatore dell’area tanti anni fa, qui si deroga a tutto in assenza di equità e controllo.

Un vincolo che secondo me andrebbe superato accordandosi con chi cedette gratuitamente l’area, visto che la piazza com’era una volta, dove si potevano acquistare carni, pescato e prodotti della terra, non è più realizzabile ed economicamente sostenibile perché super e ipermercati ne hanno assorbito la funzione e nel decennio di stallo le bancarelle hanno trovato location disseminate per la città. Lì, invece, ci potremmo allocare uffici pubblici oppure spazi di coworking per le start-up locali, anziché pagare affitti passivi antieconomici o agevolare taluni. Perché ci si ostina a non riconoscere l’errore fatto e non si intraprendono nuove strade? Perché dobbiamo continuare a non valorizzare quell’area a danno delle attività commerciali che insistono nella zona e che per due lustri hanno stretto la cinghia sognando i bei tempi che furono? La Piazza di Via Genova non è un caso isolato, purtroppo, potrei scrivervi del milione abbondante di euro speso per il centro visite al Bosco inDifeso Grande che addirittura ci costa 12 mila euro anni e dove all’aula didattica si è preferito il bar ristoro snaturando la propria missione, della palestra di Via Dante affidata all’unica partecipante al bando, l’altra fu esclusa per una X in più, per poco più di mille euro l’anno che recupera abbondantemente rivendendosi gli slot orari alle meno ‘fortunate’ associazioni sportive, delle Officine Culturali dove se sei amico dell’amministrazione non paghi l’utilizzo degli ambienti altrimenti ti costa 150 euro al giorno, di Santa Sofia accessibile solo agli amici degli amici per eventi privati o privatissimi, dell’ex bar rifugio di Marcuccio abbandonato da 52 mesi con danni ingenti per la collettività, dei Parchi, più chiusi che aperti, che, anziché affidarli dietro compenso con evidenza pubblica ci costano 15 mila euro all’anno di contributi alle solite associazioni, dell’ex Museo Civico che doveva essere aperto a marzo 2017 pena la restituzione di fondi comunitari per oltre 500 mila euro ed invece è ancora chiuso alla faccia del tanto decantato turismo, dell’ex scuola di formazione professionale in piazza Pellicciari affidata senza manifestazione d’interesse ad una onlus e oggetto di contenzioso per l’illegittimo tentativo di usocapire un bene comunale da parte dell’Ente Pugliese per la Cultura Popolare e l’Educazione Professionale (E.P.C.P.E.P.), del castello svevo che si apre solo per alcuni ma non è accessibile ai turisti, del parco Robinson e della casa di Tarzan che sta per ricevere lo sfratto esecutivo da Jane e ancora spera che la promessa valentiana si avveri in tempo utile, etc…e potrei continuare! Mi fermo qui, però, perché ciascun argomento meriterebbe un capitolo del romanzo criminale intitolato: “Povera Gravina”. Riusciremo a scacciare i mercanti dal tempio? Io sono ottimista e continueremo imperterriti.”

(Mario Conca)

 

 

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