Cucchi, i 5 Carabinieri a processo. Maresciallo Mandolini: “Massima fiducia nella giustizia”

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Li hanno chiamati “assassini indegni di indossare la divisa” ancora prima di conoscere il capo d’imputazione.
Sono stati rinviati a giudizio meno di un’ora fa, ma sulle loro teste, pende ormai da anni, l’accusa del tribunale che non perdona, quello della rete e che ha inflitto loro una pena pesantissima già ampiamente scontata: quella della gogna mediatica.
Il processo avrà inizio il prossimo 13 ottobre nell’aula bunker di Rebibbia dinanzi alla terza corte d’assise. Si è conclusa oggi l’udienza preliminare a seguito della quale, il GUP Cinzia Parasporo ha rinviato a giudizio i cinque militari coinvolti negli ambiti dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi.
Rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio preterintenzionale, Francesco Tedesco, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.
Calunnia invece per l’allora Comandante della Stazione Appia, Maresciallo Roberto Mandolini, Francesco Tedesco e per l’appuntato Vincenzo Nicolardi.
Mandolini insieme a Tedesco è anche accusato per falso in verbale d’arresto.
Il 13 ottobre dunque, inizia la fase di verità che in tanti stavano aspettando.
«Io e tutti i Colleghi siamo rinviati a giudizio, il processo inizierà il 13 ottobre prossimo – scrive il Maresciallo Mandolini sul proprio profilo facebook – Finalmente comincerà il dibattimento dove potranno parlare tutti i testimoni che mi scagionano completamente.
Massima fiducia nella giustizia».
Un processo, come sottolinea Mandolini sempre sul suo profilo facebook, definito “il più mediatico della storia del diritto”. Infatti, ad oggi, il processo è stato letteralmente celebrato sui social e sui quotidiani, con poco (quasi nullo) contraddittorio e soprattutto, con sentenze di condanna emesse ancora prima di un vero e proprio rinvio a giudizio, formalizzato solo pochi minuti fa. Il tutto senza il rispetto della dignità e di quelle che sono le garanzie di legge per un imputato: la presunzione di non colpevolezza.

 

 

© 2017, Elena Ricci. Tutti i diritti riservati

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