Assegnato alla martinese Sara Putignano, il XII Premio Virginia Reiter. Il prestigioso riconoscimento le è stato consegnato presso il Teatro Argentina di Roma, che quest’anno ha ospitato la manifestazione. La Putignano, giovane promessa del teatro, si è diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” nella capitale e perfezionatasi con E. Nekrosius, P. Cloug, N. Karpov, L. Baur – già diretta da L. Ronconi, M. Farau, C. Rifici, C. Lievi, W. Le Moli, F. Paravidino, S. Peroni, D. Ciprì. Emozionata, sorpresa e felice ha così tracciato la sua storia per il nostro giornale. Un percorso fatto di casualità e scelte, di magia e lavoro. Un percorso in ascesa quello di Sara, a pochi giorni dal riconoscimento appena citato è stata premiata con una menzione d’onore, in una terna di giovani attori, in occasione della 31ma edizione del Premio Teatrale Eleonora Duse. Ambo, dunque, per l’attrice della Valle d’Itria.

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A quale età ha scoperto l’interesse per lo spettacolo? Non ricordo un’età precisa ma se provo ad andare indietro con la memoria, trovo piccole tracce di quella che sarebbe poi diventata la mia “strada”. Il palco l’ho scoperto durante i saggi di danza classica, sin da piccolissima, a scuola elementare, mi affascinava l’intersecarsi di voci diverse nelle letture in classe, scoprivo che nelle recite riuscivo a memorizzare le parti di tutti i personaggi e provavo sempre una grande attrazione vertiginosa nel farlo. Scoprii il primo set a 9 anni quando, grazie ad un casting fatto a scuola,  venni scelta per una pubblicità e fu un’esperienza molto affascinante. Crescendo, mi ha forgiato lo sport, ho fatto per diversi anni ginnastica ritmica, gare e saggi mi hanno abituata  all’esibizione difronte al pubblico. Al liceo “Tito Livio”, durante le recite scolastiche, il palco e l’emozione diventavano grandi. Fuori dall’ambito scolastico frequentavo laboratori di teatro, organizzati dalla fondazione Paolo Grassi di Martina Franca, condotti dal “Crest ” di Taranto e in un paio di occasioni ho avuto l’onore di calcare il grande palco del Festival della Valle d’Itria come comparsa nelle opere. Poi sono arrivati i 18 anni e Roma era già meta stabilita.

C’è stata un’opera che l’ha ispirata? In realtà no, ho sempre vissuto la strada che mi ha portata poi a scegliere di fare l’attrice come la somma di una serie di azioni istintive o forse come una bambina incantata che segue un buon profumo. Arrivai a Roma, avendo letto pochi testi, non avendo mai visto un vero spettacolo teatrale, ma con una grande voglia di scoprire cosa stavo inseguendo e dove quel profumo poteva portarmi.

 Ci racconta l’esperienza vissuta fino ad oggi di maggior rilievo formativo? Sicuramente tutto il triennio trascorso all’Accademia “Silvio d’Amico” di Roma è stato perno fondante, successivamente al diploma in accademia invece, l’incontro con Luca Ronconi (con il quale ho studiato un mese l’anno per cinque anni consecutivi e messo in scena i “sei personaggi in cerca d’autore” di L. Pirandello) è stato senza dubbio l’ingresso in un mondo di altissimo livello professionale, con una grande richiesta data la grande offerta di qualità artistica, di disciplina, forza e visione. Questo incontro mi ha soprattutto insegnato ad avere obiettivi sempre più alti, proprio nell’instancabile percorso per raggiungerli si nasconde il più grande nutrimento per una grande crescita.

Ha un punto di riferimento, sullo scenario del teatro italiano, che le è stato di esempio? Mi sono state, e mi sono tuttora d’esempio, le volte in cui, da spettatrice, uscendo dal teatro o dal cinema  l’unica parola che riesco a dire o pensare è “grazie”, quelle volte ritrovo la profonda funzione di quei luoghi e mi insegnano a non dimenticarla.

Con quali attori si è potuta confrontare fino ad oggi? Tutti i lavori fatti mi hanno permesso l’incontro con attori diversi, ogni incontro è stato un confronto di crescita e formazione, elencarli tutti sarebbe un’impresa noiosa e difficile, mi limiterò a nominarne alcuni che mi lasciano il ricordo più vivo in teatro, fra tutti, gli attori della “Bluteatro”  (compagnia fondata con alcuni miei ex-compagni d’accademia), ma anche con V. Binasco, F. Paravidino, I. Fusetti, D. Lorino, M.Popolizio, A.Bonaiuto, M.Foschi, D. Gagliardini, F. Falco,F. Cabra, G.Ranzi, N.Nocella ;mentre in cinema con S. Autieri e A. Giannini.

 Ci parli del premio appena ricevuto, stupore o  consapevolezza di un lavoro ben svolto? Mettendo da parte il mio essere eccessivamente autocritica c’è la consapevolezza di un lavoro ben svolto ma il riconoscimento non è mai scontato né conseguenziale . Questo premio “Virginia Reiter” insieme al premio ancora più fresco  “Eleonora Duse”  sempre come migliore attrice italiana under 35, mi regalano una grande felicità, forza e determinazione. Con orgoglio posso dire che sono un grande incoraggiamento a continuare così (e meglio) perché la strada, almeno così dicono, è quella giusta.

Quali i progetti attuali e per il futuro? In questi giorni sono in scena a Bolzano con lo spettacolo “Wonderland ” con la regia di D. Ciprì e le musiche di S. Bollani; successivamente avrò la ripresa de “I vicini” di F. Paravidino e a maggio quella di “In cerca d’autore. Studio sui i sei personaggi” con la regia di L. Ronconi, nel mezzo lavorerò a una nuova produzione diretta da S. Peroni, “The flick” di A. Baker, testo di drammaturgia contemporanea inglese e in tutto ciò spero nell’arrivo di un bel progetto cinematografico.

Ritiene che la carriera da attori riceva la giusta attenzione, considerando che avete la capacità di trasmettere cultura in modo vivo? A mio parere la giusta attenzione è tolta da chi crede che l’attore infondo lo possono fare tutti, che è un mestiere facile, un mestiere-passatempo; spesso si racconta la storiella divertente (ma non troppo) di chi all’affermazione “faccio l’attore” risponde con  “si, ma qual è il lavoro vero invece“? C’è evidentemente la tendenza a non riuscire a considerare il mestiere dell’attore un mestiere come gli altri (e le leggi che dovrebbero tutelare il settore spesso fanno lo stesso errore) ma nasce da una confusione e incomprensione di quello che c’è dietro il mestiere fatto professionalmente. Per quello che riguarda il mio percorso non ha mai sofferto di particolari deficit di attenzione, pian piano ha conquistato il suo valore e cerco di difenderlo.

Col senno di poi rifarebbe la stessa scelta? Sarei senza senno se non la rifacessi!

L’attrice ha accolto la nostra intervista con grande entusiasmo, mantenendo una compostezza  che ne caratterizza anche la sua professionalità. A Sara i nostri migliori auguri per un futuro ricco di grandi soddisfazioni.

Evelina Romanelli

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