Amerigo Vespucci, ben tornata a Taranto regina dei mari

La storia dell’Amerigo Vespucci, parte da lontano. A dire il vero aveva, inizialmente, una gemella. Manco a dirlo, la Cristofaro Colombo. Fu progettata e poi costruita all’inizio degli anni 30, a Castellamarre di Stabia. 

Partì completamente allestita il 2 luglio del 1931, alla volta di Genova dove, il 15 ottobre dello stesso anno, ricevette la bandiera di combattimento, nelle mani del suo primo comandante, il Capitano di Vascello Augusto Radicati di Marmorito. Il suo compito fu quello di affiancare la Cristoforo Colombo nell’attività di addestramento, e venne inquadrata nella Divisione Navi Scuola con il compito di espletare varie crociere addestrative nel Mediterraneo e nell’Atlantico; al termine della seconda guerra mondiale, per l’effetto degli accordi internazionali, la Cristoforo Colombo dovette essere ceduta insieme ad altre unità all’Urss, quale risarcimento dei danni di guerra e quindi divenne la regina dei velieri italiani.

Il motto della nave, ufficializzato nel 1978, è «Non chi comincia ma quel che persevera» ed esprime la sua vocazione alla formazione ed addestramento dei futuri ufficiali della Marina Militare. Precedentemente, in assetto di guerra, il suo motto era «Saldi nella furia dei venti e degli eventi».

L’addestramento.  L’addestramento si svolge attraverso le campagne relative. Queste crociere d’istruzione, effettuate già 71 volte, avvengono con itinerari diversi; in particolare questa nave scuola si è recata in Nord Europa 37 volte, 20 in Mediterraneo, 4 in Atlantico Orientale, 7 in Nord America, 1 in Sud America e 1 circumnavigando il Globo.

Oltre all’addestramento in particolare nel terzo millennio, ha spesso avuto il compito di ambasciatore sul mare dell’arte, della cultura e dell’ingegneria italiana, presentandosi in molti dei più importanti porti del mondo in particolari occasioni come ad Auckland (Nuova Zelanda), in occasione della 31ª edizione dell’Americas’s cup e, più recentemente ad Atene ed a Portsmouth per le Olimpiadi e per la commemorazione della battaglia di Trafalgar. È un veliero che mantiene vive le vecchie tradizioni. Il bello del Vespucci è che,  tutte le manovre, vengono rigorosamente eseguite a mano; ogni ordine a bordo viene impartito dal comandante, tramite il nostromo con il classico fischietto di bordo.  L’imbarco e lo sbarco di un ufficiale avviene con gli onori al barcarizzo (l’apertura del parapetto di una nave, attraverso la quale si accede al ponte dall’esterno, mediante una scala o una passerella) a seconda del grado dell’ospite.

Ovviamente, recentemente, è stata rimodernizzata, con  la sostituzione di alcune lamiere a scafo richiodate da abili artigiani e la riconfigurazione del locale ausiliari, con impianti di recente concezione.

Racconti. Si racconta che, nel 1962, nel Mediterraneo, la portaerei americana Indipendence, incrociandola, lampeggiò con il segnalatore luminoso: «Chi siete?», a cui fu risposto: «Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana». La nave statunitense ribatté: «Siete la più bella nave del mondo».Da quel momento in  poi, gli americani si innamorarono del Vespucci, tutt’oggi venerata dagli stessi.

Raccontare del Vespucci e delle sue innumerevoli imprese, occorrerebbero infinite pagine di un giornale. Ci siamo limitati a darvi qualche informazione necessaria per comprendere, se ce ne fosse ancora bisogna, dell’importanza di questo bastimento, forse il più amato al mondo. 

Torniamo a quello che è il motivo per il quale abbiamo deciso di scrivervi del Vespucci, ovvero la visita per la festa della Marina Militare a Taranto.

A bordo del Vespucci si resta sbigottiti, anche se ci torni per l’ennesima volta. Il suo fascino ti colpirà sempre e avrai emozioni diverse ogni volta che salirai il barcarizzo. E poi la sensibilità dell’equipaggio della Signora dei Mari, ospitali come nessun altro, disponibili anche se oberati di lavoro.

Visitarla è una di quelle imprese che sembrano irrealizzabili, vista la fila  che si viene a creare  ogni volta, perché entrare nel mondo dei velieri, anche se solo per mezz’ora, ti prende. Quelle sensazioni resteranno in qualche anfratto del tuo cuore, come  l’odore, le voci di bordo, ma anche quel tramonto di fuoco che solo Taranto ti può regalare, vista dal veliero. Almeno a noi, tutto questo è successo ancora.

Proviamo a riportarvi le sensazioni della visita guidata, prendendovi per mano nella vostra lettura.

La visita. Ciò che ti colpisce subito,  è l’eleganza, l’ordine, la sua bellezza. Abbiamo provato a rendere il tutto più emozionante. Dopo il primo giro, ne abbiamo fatto un altro, grazie alla compiacenza del marinaio che ci guidava: gli abbiamo detto che dovevamo vedere dei particolari da riportare su Puglia Press. Ci poteva stare, ma la verità era che  invece di scendere subito, abbiamo pensato bene di sistemarci in una zona della nave, dove era possibile osservare gli alberi maestri, i pennoni, le vele serrate. Abbiamo coinvolto il giovane marinaio e, con qualche domanda diretta,  abbiamo provato a comprendere  cosa si possa provare a viaggiare, a vele spiegate, su un vascello così incredibilmente bello. Ci ha risposto: “E’ come se la tua casa si mettesse a volare, portando con se tutte le tue cose, affetti e  ricordi compresi. Non perdi di vista, però, il tuo compito, nemmeno per un secondo, e come se la tua mente si dividesse, ogni volta, in due parti, dove razionale ed irrazionale, si completano”. Si chiama Alfredo il giovane cadetto, ma intuiamo che, ben presto, lo ritroveremo, se ce ne sarà l’occasione, come graduato. Uno di quei ragazzi di cui andar fieri.

E poi siamo rimasti lì, ad osservare il tutto, a respirare quegli attimi interminabili, come se non ci fosse un domani.

Ma poi è arrivato un ufficiale, sì sorridente, ma deciso: ci ha ricordato che eravamo gli unici civili rimasti a bordo e che le visite erano terminate da un pezzo. Che figura… Ma, credeteci, ne è valsa la pena!

                                                                                                                           Francesco Leggieri

© 2019, Francesco Leggieri. Tutti i diritti riservati

Lascia un tuo commento