TARANTO – “Per i principi che hanno ispirato la bonifica e rigenerazione dell’area di crisi ambientale di Taranto, che si è sviluppata nel pieno rispetto dei valori propri della società, della tecnica e della ricerca scientifica”: con questa motivazione Vera Corbelli, Commissario Straordinario per le Bonifiche di Taranto, ha ricevuto il Sigillo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, elemento identificativo dell’Accademia barese, da parte del Magnifico Rettore Antonio Felice Uricchio.

Tre sono i rappresentanti delle istituzioni che hanno ottenuto l’importante riconoscimento per l’impegno costante ed il lavoro appassionato  a favore della crescita culturale e scientifica della città di Taranto. Oltre al Commissario Corbelli, ci sono l’Ammiraglio Francesco Ricci, curatore del Castello Aragonesee l’Ammiraglio Salvatore Vitiello, del Comando Marittimo Sud.

Mare, cultura e ambiente sono driver per lo sviluppo della città  – ha detto il Rettore Uricchio e sono rappresentati dall’impegno forte per la città che i premiati esprimono con il loro lavoro operoso per restituire a Taranto le migliori condizioni di salute e ambientali.   Il Commissario Corbelli – ha proseguito il Rettore – ha fortemente creduto nelle attività per il rilancio e la rinascita  di Taranto condividendo una visione e un modello  con grande spirito di collaborazione istituzionale. Grazie al suo lavoro – ha concluso Uricchio –è cresciuta la cultura del mare attraverso percorsi di studi e di ricerca” .

“Abbiamo condiviso un percorso nuovo ed innovativo per la città di Taranto  – ha detto il Commissario, Vera Corbelli – Questa meravigliosa città ci ha insegnato che dal problema si può partire per rinascere e dare speranze ai giovani. Taranto  è esempio innovativo dal punto di vista tecnico – scientifico sia a livello europeo e che a livello  internazionale e gli interventi di bonifica non sono colate di cemento,  riguardano il suolo, il sottosuolo e l’acqua e dunque non sono immediatamente tangibili, come quelli realizzati per il Mar Piccolo, e  a differenza di quelli realizzati per le scuole del quartiere Tamburi.  Allora abbiamo il dovere di confrontarci, leggere e cercare di capire la complessità delle azioni messe in campo  e non fermarsi a ciò che non si vede ma che pure esiste”.

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