GINOSA – “Sull’impianto di compostaggio Aseco di Marina di Ginosa, posto sotto sequestro con facoltà d’uso, attendiamo con piena fiducia l’esito delle indagini in corso da parte della Procura. Come abbiamo già detto, per CIA Agricoltori Italiani Due Mari (Taranto-Brindisi), il bene primario e irrinunciabile da preservare è la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente”. E’ questo il primo commento di Pietro De Padova, presidente provinciale di CIA Due Mari, dopo la notizia del sequestro dell’impianto Aseco. “Secondo quanto si apprende da notizie di stampa, il sequestro è dovuto all’esito di un indagine nella quale la Procura prefigurerebbe la gestione illecita di rifiuti e lo sversamento di liquami nei terreni vicini”, ha aggiunto De Padova. “Non sta a noi fare processi, siamo sicuri che la Magistratura riuscirà a fare piena luce su una questione che sta molto a cuore a tutti noi”. “Abbiamo partecipato a diverse iniziative pubbliche sulla questione dell’impianto Aseco”, ha ricordato il direttore provinciale di CIA Due Mari, Vito Rubino. “Noi siamo dalla parte di cittadini, turisti, comitati spontanei e operatori economici del territorio di Ginosa e Castellaneta che hanno ampiamente espresso la loro preoccupazione, a partire da un dato, l’intenso e cattivo odore sprigionato dagli impianti Aseco”. In una delle ultime manifestazioni pubbliche sulla questione, furono Francesco Bianco e Fernando De Florio (componenti dell’esecutivo CIA Due Mari) a dichiarare di condividere le preoccupazioni espresse da tante persone e la necessità di dare risposte chiare e definitive al grido d’allarme sollevato rispetto alle conseguenze di quelle emissioni sulla salute di una vasta popolazione. Un aspetto importante, inoltre, è rappresentato dal disagio e dai possibili danni alle attività del comparto agricoltura, turismo e commercio. “È una vicenda sulla quale chiediamo che le rappresentanze parlamentari del territorio e le istituzioni dei livelli sovra-comunali diano immediate e doverose risposte”, dichiarò in quella occasione Angelo Lomagistro della Cia Agricoltori Italiani di Ginosa. “Secondo noi”, hanno aggiunto De Padova e Rubino, “le attività dell’impianto ASECO non sono compatibili con la presenza, a ridosso della struttura di compostaggio, di insediamenti agricoli ad altra specializzazione, con produzioni di ortaggi e frutta di elevata qualità. Taranto ha bisogno di liberarsi il più in fretta possibile di situazione di reale o potenziale pericolo per la salute dei cittadini e lo sviluppo di un’agricoltura pienamente sostenibile dal punto di vista ambientale. Purtroppo, non c’è soltanto la questione ASECO a destare preoccupazione, ma anche l’azione distruttiva delle agromafie che minacciano l’equilibrio ecologico del territorio con le discariche abusive e mettono a repentaglio la salute dei cittadini e il lavoro degli agricoltori. Questo è un territorio che deve vivere di agroalimentare, produzioni d’eccellenza, turismo, economia verde e pienamente sostenibile. “Mostri” e veleni vanno combattuti ed eliminati”, hanno concluso Pietro De Padova e Vito Rubino. 

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