Fra le note musicali e l’odore della Pasqua tarantina, l’amore dei fedeli verso i simulacri, la preghiera della povera gente nel borgo antico di Taranto

‘Avrai una donna acerba e un giovane dolore, viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore, avrai una sedia per posarti, ore vuote come uova di cioccolato ed un amico che ti avrà deluso, tradito ingannato… Avrai, avrai, avrai il tuo tempo per andar lontano, camminerai dimenticando, ti fermerai sognando.  Avrai, avrai, avrai la stessa mia triste speranza e sentirai di non avere amato mai abbastanza’.

“Avrai”, una delle più belle canzoni del panorama della musica italiana, di Claudio Baglioni. Erano gli anni Ottanta, l’inizio per la precisione, ma sempre più attuale almeno per chi, come il tarantino, spera in un domani migliore. Abbiamo voluto immaginare che Baglioni avesse voluto dedicare questa canzone alla Settimana Santa tarantina che, fatta di tradizioni, assume un’importanza notevole per la città dei due mari. In queste giornate, i cittadini di Taranto diventano pellegrini d’assalto, fanno le ore piccole e, per due lunghi giorni, si stringono intorno alla statue dell’Addolorata prima e a quelle dei Misteri dopo. Fra di essi, ognuno  ha in fondo al cuore una preferenza fra le statue. Quella dell’Addolorata, appartenete alla chiesa di San Domenico Maggiore, della relativa confraternita, sita nel Borgo Antico, dovrebbe avere più seguaci, seguita a ruota da Gesù Morto, della confraternita del Carmine e della chiesa che porta lo stesso nome, che si trova nel centro cittadino. Parafrasando  le parole del capolavoro di Baglioni, abbiamo immaginato Taranto dal Giovedì Santo ai giorni a seguire, ospitante “una donna acerba (la Madonna) e un giovane dolore (Gesù Cristo morto), viali di foglie in fiamme (i tradizionali ceri) ad incendiarti il cuore’.  E poi… ‘Avrai una sedia per posarti ore vuote (nel Borgo Antico è ancora usanza degli abitanti dar ristoro ai pellegrini anziani più stanchi) ed avrai in mente i dolci richiami degli odori che giungono dalle cucine, come ‘uova di cioccolato’ e penserai ad un dono per un amico che ti avrà deluso tradito ingannato. Avrai il tuo tempo per andar lontano, camminerai dimenticando, ti fermerai sognando, avrai, avrai, avrai la stessa mia triste speranza e sentirai di non avere amato mai abbastanza’.  Queste ultime parole ci fanno pensare ai Perdoni, coppie o poste di confratelli della chiesa del Carmine, che nel pomeriggio del Giovedì Santo escono ad intervalli dalla chiesa Madre per effettuare un pellegrinaggio verso le principali chiese del Borgo Antico e del Borgo Nuovo dove sono allestite le poste, altari della resurrezione (erroneamente chiamati sepolcri perché il giovedì Gesù non era morto ma bensì era riunito con gli apostoli all’ultima cena). Sono scalzi e vestiti con l’abito tradizionale che si compone di: un camice bianco stretto in vita e sui polsi; un rosario nero appeso in vita con medaglie sacre ed un crocifisso, pendenti sulla destra del camice; una cinghia di cuoio nero attaccata in vita e fatta pendere sul lato sinistro del camice, rappresentante la frusta che colpì Gesù; una mozzetta color crema abbottonata sul davanti; due scapolari recanti rispettivamente le scritte ricamate “Decor” e “Carmeli” in seta blu chiaro; un cappuccio bianco con due forellini all’altezza degli occhi; un cappello nero bordato con nastro blu chiaro, dai cui lati scendono altri due nastri anch’essi blu, indossato in testa sul cappuccio o appoggiato sopra le spalle, fissato in vita con un nastro che viene fatto passare attraverso un’asola che si trova nell’abbottonatura della mozzetta; una corona di sterpi poggiata sul capo; guanti bianchi. I Perdoni portano una mazza alta circa due metri  che simboleggia l’antico bastone dei pellegrini. Infatti le Perdúne, sono così chiamati in ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei peccati. Un’altra teoria, riconducibile allo studioso e storico delle tradizioni tarantine Angelo Fanelli, vuole, invece, che il termine derivi dalla deformazione dialettale di “bordone”, cioè del nome del bastone uncinato che usavano i pellegrini. Un dondolio chiamato in dialetto “nazzecata”, caratterizza l’incedere lentissimo dei confratelli penitenti. L’uscita dei Perdoni è il primo atto della Settimana Santa tarantina che coinvolge l’intera cittadinanza. Insomma, un incedere silenzioso verso la luce della Pasqua, forse la più grande rivisitazione al mondo della Settimana Santa della quale i tarantini vanno fieri.

                                                                          Francesco Leggieri

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