A 82 anni si è spento il giudice Romano De Grazia a causa di un infarto, mentre si trovava nella sua residenza di Lamezia Terme, in Calabria. La morte è avvenuta nella notte di lunedì, intorno alle 23. Unanime il cordoglio di amici e di ex colleghi della magistratura, come anche dei membri della sua associazione “Centro Studi Nazionale Lazzati“, di cui era stato fondatore. Presidente emerito della Suprema Corte di Cassazione, conduceva da diversi anni una strenua battaglia per l’approvazione del testo integrale della Legge Lazzati, la normativa che vieta la partecipazione e, quindi, la votazione  alle campagne elettorali da parte di membri di organizzazioni mafiose. Da lui elaborata negli anni 90’, dopo un lunghissimo iter legislativo tale legge venne approvata nel 2010 con varie modifiche, che De Grazia non accettò mai. Carattere tenace e combattivo, aveva portato avanti questa battaglia su tutto il territorio italiano, con convegni e iniziative di vario genere e con incontri presso le scuole, dove illustrava i principi alla base di questa legge. Si era presentato come candidato sindaco a Lamezia Terme nelle elezioni comunali del 1993 e 1994. Nello scorso mese di aprile, sempre nella sua città natale, aveva ritirato presso il teatro Grandinetti  il premio Federico II, in quella che sarà una delle sue ultime apparizioni pubbliche.

 

Giuliana Montesanti,  membro della sua associazione e conoscente da tempo immemore di De Grazia, lo ricorda cosi: “ Romano De Grazia, un uomo al servizio della giustizia, ha portato avanti in tutto il territorio d’Italia i suoi ideali per la legge Lazzati, facendo diversi sacrifici. Lui ci credeva tantissimo, ha fatto di tutto, anche organizzando degli incontri nelle scuole con i giovani, dalle medie fino all’università.” “Eravamo legati da parentela per antenati comuni. Credo che avessimo entrambi i valori della giustizia e della legalità nel Dna. Ho avuto il privilegio di essergli accanto nei viaggi organizzati negli ultimi due anni, a sue spese, senza alcun contributo. A lui bastava l’ospitalità degli amici che lo appoggiavano.

Durante i nostri viaggi parlavamo di tutto. Era un uomo non solo coltissimo e di un’intelligenza brillante, ma anche molto simpatico e ironico.Vorrei tanto che il suo sogno si avverasse, che tutti noi potessimo continuare a tenere in vita questa associazione e che continuassimo a diffondere questa cura dell’illegalità e a batterci per questa legge Lazzati. Era un sogno di Romano, non è riuscito, anche se ha fatto davvero di tutto affinchè si avverasse. Vogliamo riuscire a realizzare questo suo progetto, a dargli questa gioia, in modo che possa guardare da lassù che il sogno si è finalmente avverato.”

 

Adolfo Partenope, storico associato del “Centro Studi Lazzati” e grande sostenitore della battaglia di De Grazia per l’approvazione della sua legge, dichiara:

“Il ricordo più utile per onorare il giudice De Grazia è continuare a divulgare e far conoscere a tutti la legge Lazzati nella sua versione integrale e originaria e non mutilata e manipolata. Questo non soltanto rappresenta il miglior ricordo ma, addirittura, resta la miglior speranza per il futuro e per un cambiamento vero. Ovvero, se non si riesce a trovare una soluzione per velocizzare i procedimenti penali, soprattutto per quei reati nella fattispecie di mafia che soffocano e sopprimono ogni indipendenza e libertà di voto e di scelta del comune cittadino, niente potrà mai cambiare davvero.” “Gli uomini muoiono, ma le idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini”. E infine: “Con la divulgazione e diffusione della legge Lazzati non soltanto lo ricorderemo, ma costruendo il nostro futuro di liberi cittadini, il giudice De Grazia resterà  sempre con noi”

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