Un sacerdote italiano è stato rapito, nelle ultime ore, nello stato africano del Niger, nella zona sud – occidentale confinante con Burkina Faso e Mali. La notizia, diffusa dall’agenzia Fides, è stata ripresa poi da diverse altre agenzie. L’uomo, un missionario originario di Crema, da anni attivo nel continente nell’opera di evangelizzazione delle popolazioni locali, era tornato da una settimana dall’Italia nel paese africano, nella città di Bomoanga, diocesi di Niamey, una zona del paese ritenuta ad alto rischio di attacchi terroristici.

Il fatto avviene nella notte tra lunedì e martedi: un commando di otto persone in sella a motociclette e armate di mitra, fa irruzione nella parrocchia del sacerdote, portandolo via con la forza dopo aver saccheggiato l’abitazione, e sparato in aria alcuni colpi per intimorire gli altri occupanti l’edificio. Il gruppo si sarebbe poi diretto in direzione del confine con il Burkina Faso. Si teme un sequestro da parte di estremisti jihadisti. Unità dell’esercito nigerino battono da ore la zona, ritenuta estremamente povera.

Preoccupazione è stata subito espressa dal nostro governo: l’Ambasciata italiana a Niamey, in una nota stampa diffusa da varie agenzie, ha raccomandato alle autorità locali di assicurare la soluzione del caso, evitando iniziative che possano mettere a rischio l’incolumità del religioso.

Il ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi,  segue costantemente la vicenda.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha telefonato al capo di stato del paese, Mahamadou Issoufou: “Mi ha assicurato che sta seguendo personalmente la vicenda. La polizia nigerina sta raccogliendo tutte le informazioni utili.
Mi terrà aggiornato sui prossimi sviluppi”,
ha dichiarato l’onorevole in un suo tweet, riportato dall’Agenzia Ansa.

 

Il sacerdote era già stato diversi anni in missione nel Congo, nell’Africa Centrale. Membro della Società delle Missioni Africane (Sma), era attento alle problematiche locali, come la promozione di nuove scuole. Svolgeva inoltre da tempo un’opera di contrasto e sensibilizzazione contro alcune pratiche sessuali molte diffuse in diverse zone del continente, come l’infibulazione e la circoncisione femminile, cosa che può aver probabilmente attirato delle contrarietà da parte di alcuni strati della popolazione.

Nel Niger da tempo si verifica una situazione sempre più instabile a livello di sicurezza: i sequestri di stranieri sono saliti negli scorsi mesi. La presenza di vari gruppi islamici legati a Boko Haram, alla jihad islamica, e alla delinquenza locale ha reso sempre più pericolosa questa parte dell’Africa centrale: alcuni giorni fa un ordigno esplosivo fu fatto deflagrare contro l’abitazione di un capo religioso a Ouagadougou, nel Burkina Faso. L’attentato è stato in seguito rivendicato da un gruppo islamico vicino all’Isis.

Diversi sono stati negli ultimi anni, inoltre, i sequestri ai danni di missionari e religiosi, in particolar modo cristiani,  che si sono verificati in tutta la zona dell’Africa centro – occidentale: il13 ottobre dello scorso anno, don Maurizio Pallù, sacerdote missionario originario di Firenze, appartenente alla comunità neocatecumenale , da poco trasferitosi in Nigeria nella parrocchia di Abuja, venne sequestrato da uomini armati vicini al movimento islamico Boko Haram, per essere rilasciato dopo cinque giorni. Il 14 Aprile 2014 due sacerdoti italiani, Don Giannantonio Allegri, e Don Giampaolo Marta, che operavano nella diocesi di Maroua, nella parte nord del Camerun, vennero prelevati con la forza dalle loro abitazioni e sequestrati, insieme ad una religiosa canadese, suor Gilberte Bussiére, ancora da milizie del gruppo Boko Haram. Verrano in seguito rilasciati dopo quasi due mesi.

 

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