TARANTO – Si è chiuso nella serata di ieri il referendum sull’accordo Ilva, sottoposto ai lavoratori dello stabilimento. Con una percentuale del 94% ha vinto il “SI” e su 6866 votanti, sono stati 6452 i lavoratori dello stabilimento di Taranto che hanno votato favorevolmente all’accordo. Bentivogli, della Fim Cisl, si è detto soddisfatto del risultato raggiunto: ” Certo, con la ripartenza dell’Ilva il nostro sistema industriale segna un punto importante al suo attivo, però il fatto che lo spettro della chiusura abbia per lungo tempo aleggiato su Taranto dimostra l’immaturità delle nostre classi dirigenti e la percezione alterata che hanno non solo della rilevanza del settore manifatturiero, ma pure del giudizio che di noi si fanno gli investitori internazionali ogni qualvolta per ragioni di tornaconto politico si mettono in discussione assets fondamentali per l’economia italiana. Siamo andati avanti a discutere della chiusura dell’Ilva in un momento in cui la domanda di acciaio è ripartita e le nostre aziende sono costrette a rifornirsene in Germania. L’accordo sull’Ilva non modifica questo che è un connotato di fondo del Paese. Gli investimenti diretti dall’estero restano in Italia comparativamente bassi rispetto ai nostri partner europei perché l’habitat che offriamo alle imprese è inospitale: burocrazia inefficiente, giustizia lenta, infrastrutture scadenti, costo dell’energia troppo alto, diffidenza verso l’innovazione, e si potrebbe continuare.   Per essere competitivi è da qui che dobbiamo ripartire. L’intesa  resta comunque una buona notizia per ricostruire un rapporto nuovo tra territorio e impresa.”

Mentre una nota stonata risulta la presunta irregolarità di svolgimento del referendum e le intimidazioni che i lavoratori avrebbero ricevuto in sede di voto. Violazioni denunciate dalla FLmUniti- CUB nel comunicato stampa del 12 settembre: “In queste ore molti lavoratori ILVA denunciano che nel momento di esprimersi sull’accordo attraverso il referendum, vengono fatti votare a scheda aperta davanti ai delegati e chi esprime la volontà di votare no viene richiamato dal delegato e invitato a votare sì.
Inoltre a molti non viene chiesto nessun cartellino o documento. Hanno paura del dissenso. I firmatari stanno violando la riservatezza del voto.
Sapevamo che l’esito del referendum rischiava di essere distorto poiché i
seggi sono presidiati solo dai favorevoli al sì, è questo è quello che sta
avvenendo.”

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