BARI – E’ stata pubblicata quest’oggi la Relazione Semestrale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), nella quale emerge un quadro molto chiaro della criminalità organizzata operante in Puglia.

Il rapporto si è concentrato nel suddividere in macro aree il territorio Regionale ed analizzarle. In generale è emerso come non ci sia una figura unitaria che dirige la macchina criminale ma tantissime micro realtà di base spesso familiare diffuse in tutto il territorio.

Per quanto riguarda la Città di Bari è emerso come all’interno del quadro criminale si stiano facendo spazio molte nuove leve, favorite dalla detenzione di molti capi più anziani. E’ emerso un forte interesse all’espansione del giro di affari dalla città metropolitana all’Hinterland, con la prospettiva di fare molti affari grazie ad imprenditori e amministratori conniventi con le associazioni. In città i Clan controllano il racket, specie quello edilizio, il traffico di droga e le rapine.  In città sono stati segnalati numerosi reati predatori, anche oltre i confini regionali, rendendo molto spesso difficile per gli inquirenti la riconoscibilità tra reati comuni e crimini legati alla criminalità organizzata.

In Provincia di Bari, le attività delittuose sono strettamente connesse con quelle del Capoluogo. Uno degli snodi principali dei traffici illeciti dei clan è Altamura, centro nevralgico dello spaccio tra Puglia e Basilicata. Anche a Bitonto la situazione è strettamente monitorata, anche dopo gli ultimi tragici fatti di sangue.

Nella provincia di Barletta-Andria-Trani i gruppi criminali gestiscono lo Spaccio, il Riciclaggio, Furti, Ricettazione ed Estorsioni. I Gruppi malavitosi del luogo sfruttano per esercitare il loro controllo un forte legame con il territorio. Inoltre, questi gruppi, si associano ai gruppi di Cerignola.

La situazione a Foggia e nel Foggiano mette in allarme la DIA, che nel rapporto ha annunciato maggiori investimenti nell’area per il contrasto alla criminalità organizzata. In questa area non vi è un organo verticistico che detti la strategia criminale, dunque all’interno delle singole aree vi è una forte fibrillazione per la conquista della supremazia. L’abbondanza di numerose nuove leve e di molte armi (anche da guerra) rende questa area particolarmente instabile. La Provincia di Foggia è un crocevia importante per lo Spaccio Internazionale di Stupefacenti, proveniente dall’Albania. Inoltre si registrano numerosi reati spia che lasciano intendere che vi si una fitta rete di estorsioni.

In Città a Foggia continua il dualismo tra fazioni, una che vede alleati i clan Sinesi e Francavilla e l’altra formata da i clan Moretti, Pellegrino e Lanza. Il clima è costantemente precario, con il costante rischio che avvengano gravi fatti in Cottà o Provincia.

Clima conflittuale che è stato registrato anche sul Gargano, ove numerosi gruppi criminali, in constante conflitto, cercano di accaparrarsi il monopolio sulla droga e il racket, specie a Vieste, luogo di importanza turistica ed economica.

Nel Tavoliere, in particolare a San Severo, si sta assistendo ad un processo di verticalizzazione dell’ambiente criminale con gruppi che si affermano su altri, in seguito al ritorno sulla scena criminale di alcuni personaggi storici. La città è il punto principale di approvvigionamento di droga e armi sul territorio, ed è, attualmente, teatro di fatti di sangue per epurare alcuni personaggi scomodi.

La mafia cerignolese, a detta degli stessi inquirenti, è ancora molto difficile da decifrare e studiare.

A Lecce e Provincia, la Sacra Corona Unità è in difficoltà, dopo essere stata notevolmente ridimensionata si sta vivendo una situazione di stallo e quiete, sebbene comunque le pressioni dei clan sul territorio restano consistenti. Basti pensare al Comune di Parabita, sciolto per le infiltrazioni mafiose, nel Marzo scorso.

Nel Brindisino è stata segnalata dagli inquirenti una fase di non belligeranza, anche se si sono scoperti numerosi contatti tra i clan locali e la Ndrangheta sia calabrese che lombarda, sopratutto per lo spaccio.

Infine, a Taranto e Provincia, si segnala una collaborazione tra i vecchi clan, i quali hanno rinnovato i propri vertici, mentre si stanno facendo spazio delle giovani leve spregiudicate e violente. La città di Taranto è, secondo gli inquirenti, divisa in zone controllate dai gruppi criminali, i quali poi investono i soldi derivanti dalle attività criminose in piccole e medie attività commerciali.

 

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