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«Ci hanno vietato di sbarcare a Lampedusa nonostante a bordo ci sia un bimbo di 3 o 4 anni morto. Oggi è stato un inferno».
Queste sono le parole di Gennaro Giudetti, giovane tarantino di 26 anni in missione sulla nave della ONG tedesca Sea-Watch, nave che opera nel mar Mediterraneo in soccorso dei migranti africani.
Quello che è successo giorno 6 novembre sa dell’incredibile e il racconto di Giudetti, che ha fatto il giro delle tv e delle testate nazionali, mette un punto fermo su l’effetto dell’accorto preso qualche mese fa tra Italia e Libia. Accordo che permetterebbe la Guardia costiera libica di operare in acque internazionali come se fossero nazionali per riportare indietro quanti fuggono dall’Africa a bordo di barconi di fortuna.
Le immagini che qualche ora dopo di quel 6 novembre sono giunte in redazione da parte di Giudetti fotografano quanto accade nel mar Mediterraneo: una vera guerra tra le ONG e la Guardia costiera della Libia.

«Siamo partiti con la nuova nave della ONG tedesca – racconta Giudetti –  Sea-Watch 3 da Malta giorno 1 novembre. Giorno 6  ci arriva una segnalazione da Roma da parte della MRCC (centro di coordinamento del soccorso marittimo, ndr) che ci avvertiva della presenza di un gommone nelle acque internazionali del Mediterraneo in difficoltà. Noi eravamo l’imbarcazione più vicina a loro tant’è che la Marina militare francese ci ha dato l’okay per questo intervento. Quando siamo arrivati abbiamo trovato l’inferno: un gommone squarciato da un lato e in acqua diversi corpi che galleggiavano. Tra questi ho notato un bambino di 3 o 4 anni già morto. Mi sono lanciato in mare per recuperare lui. Accanto al corpicino la madre che piangeva disperata.  Abbiamo recuperato 58 persone. Quando però siamo arrivati, accanto a quello che restava del gommone, abbiamo trovato la Guardia costiera libica che portava sulle loro imbarcazione queste persone picchiandole con funi e bastoni. Hanno minacciato anche noi lanciando delle patate: volevano che andassimo via. Ho visto una scena orribile: un marito che si è aggrappato a una corda per scendere dalla motonave libica dopo avere sentito la moglie che lo chiamava dal nostro gommone. Ma non è riuscito a raggiungerci: quando è arrivato in acqua la nave libica è partita velocemente. Di lui non si hanno notizie».

Il bilancio di questa missione è tremendo: 50 persone sarebbero morte in mare, 58  quelle salvate.

Scrive infine Gennaro sul suo profilo facebook: “Una volta tornato a terra voglio incontrarla, ministro Marco Minniti.
Io, italiano fino al midollo, voglio raccontarle quello che ho visto con i miei occhi. Come ho recuperato dal mare il corpo di un bambino di 3-4 anni annegato e poi sono stato ore a consolare la madre, come noi volontari dell’ong Sea Watch abbiamo preso uno a uno, a braccia, 58 persone dall’acqua.
E come la Guardia costiera libica lì di fronte ha agito in modo disumano, lasciando decine di persone in mare ad annegare senza lanciare salvagenti e picchiando chi non voleva essere preso da loro per non tornare in Libia e voleva invece venire sulla nostra nave, dove vedeva al sicuro i fratelli, le mogli, i padri. È stato straziante vivere tutto questo, ma conto di descriverglielo personalmente, caro ministro.
E, sempre da italiano, voglio chiedere scusa alla mamma di quel bambino, a tutte le persone che stanno avendo sofferenze indicibili nel tentativo di raggiungere l’Europa”

© 2017, Antonello Corigliano. Tutti i diritti riservati

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