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Un noto canale televisivo romeno, Digi24, ha inviato il suo corrispondente in Italia, Sergiu Balaban, per documentare la situazione attuale di Taranto. La Romania vedrà così, per la prima volta, la storia della città più inquinata d’Italia. Il giornalista ha espresso i suoi pensieri e le sue impressioni in un breve articolo.

autore: Sergiu Balaban, Digi24 Romania
traduzione a cura di Andreea Pasinciuc
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Copsa Mica, Linfen, Taranto – tre città che hanno ottenuto il record per l’inquinamento. Ciò che le distingue è, in primo luogo, la posizione geografica: la prima è situata proprio nel centro della Romania mentre la seconda si trova a qualche migliaio di chilometri più a ovest, in Cina. Infine, Taranto, città italiana che si affaccia sul Mar Ionio. Linfen, con i suoi 4 milioni di abitanti, è un esempio delle conseguenze dell’industrializzazione portata quasi all’estremo. Copsa Mica, d’altro lato, è espressione del silenzio che ha caratterizzato il regime comunista di Ceausescu nei confronti del popolo romeno mentre Taranto porta avanti una lotta contro l’inquinamento prodotto dall’acciaieria più grande d’Europa da oltre un decennio. Sono inoltre accomunate anche dall’alto tasso di mortalità e presenza di gravi malattie dovute al forte inquinamento.

A primo impatto, sentire parlare di decine di migliaia di persone che si ammalano e muoiono per le stesse cause, di una città in cui la vita delle persone diventa più corta con ogni respiro, potrebbe sembrare un’esagerazione. Nel momento in cui mi sono effettivamente reso conto che si trattava di una situazione esistente a un migliaio di chilometri dal mio ufficio, sono salito sul primo treno, deciso ad approfondire e documentare la questione. Ho trascorso le 11 ore di viaggio a leggere articoli, statistiche e diversi documenti pubblici. Attraversata in treno da nord a sud, l’Italia conferma il suo appellativo di Bel paese. Infatti, quando si parla della penisola, i primi pensieri vanno al Colosseo, ai canali di Venezia alle colline della Toscana oppure, più semplicemente alla pizza o al calcio.
Sono arrivato a Taranto dopo il tramonto, nel giorno più lungo dell’anno e mi sono trovato davanti una stazione ferroviaria piccola ma pulita e accogliente.

Avevo prenotato una stanza nell’unico B&B della zona industriale, a pochi passi dalla stazione del quartiere Tamburi, dove ho trovato tutto ciò di cui avevo bisogno: un letto, un bagno e una TV. Questo dimostra che la città ha molto da offrire, considerando che è possibile trovare un alloggio più che decente persino in periferia, con un ottimo rapporto qualità prezzo. Nonostante la stanchezza, sono uscito per le vie della città dopo aver chiesto qualche suggerimento su un gruppo Facebook del luogo. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’accoglienza degli abitanti nei confronti dei turisti e, nel mio caso, dei giornalisti stranieri che si recano a Taranto per documentare la questione legata all’inquinamento. Inizialmente, l’idea di uscire a piedi in piena notte in una città che non conoscevo mi spaventava un po’, anche per via della notorietà di cui gode il Sud Italia. Una volta arrivato nella città vecchia, però, sano e salvo, sono rimasto deluso nel vedere che nonostante fosse un sabato sera non vi era un’anima viva. Tuttavia, nel centro della città, dall’altra parte del ponte, mi sono dovuto ricredere. Si sentiva musica provenire dalle piccole pizzerie che emanavano anche un ottimo profumo, per le strade i bambini giocavano e gli adulti chiacchieravano.

Il secondo giorno è iniziato molto presto. Dovevo incontrare delle persone più esperte in materia che mi potessero fornire informazioni per il mio materiale. Sono così riuscito a vedere Taranto anche di giorno. A primo impatto, si presenta come una tipica città industriale e, ciò che non appartiene all’industria, sembra abbandonato. Ho notato, però, che man mano che ci si allontana dall’acciaieria le cose iniziano a prendere colore. Per il mio materiale dovevo prendere la strada opposta e avvicinarmi il più possibile alla zona industriale.

Nonostante avessi letto molti articoli e avessi in mente molti numeri e dati, solo quando ho visto con i miei occhi la polvere sottile che copriva i marciapiedi e sporcava le finestre, sono riuscito a rendermi conto della gravità della situazione. Sono rimasto a bocca aperta nel vedere che questa polvere possedeva proprietà magnetiche. I cartelli di divieto posti all’ingresso dei parchi, la storia della squadra di calcio che si allenava proprio vicino all’acciaieria, che ha perso molti dei suoi giocatori per via delle malattie causate dall’inquinamento e la chiusura delle scuole dimostra come, in più di dieci anni, a Taranto sia cambiato davvero poco. Tra le altre cose, Taranto è una città di contrasti, il più evidente dei quali lo si trova arrivando al porto, dove anni fa era possibile comprare pesce fresco appena pescato. Adesso è vuoto. Al contrario, proprio vicino alla zona in cui è stata registrata la quantità di diossina più alta d’Europa, è possibile acquistare frutta e verdura.

I tanti giorni di vento, a cui gli abitanti si riferiscono con il nome di Wind Day, sono i peggiori per i tarantini. I minerali usati dall’acciaieria vengono trasportati dal vento, invadendo così l’intera città. Questo avviene principalmente perché l’acciaieria in questione, la più grande d’Europa, è stata costruita in prossimità dei centri abitati. Le misure adottate dalla fabbrica nel corso degli anni, come la realizzazione di colline artificiali volte a separare la zona industriale dai quartieri abitati, si sono rivelate inutili. Per questo motivo, le autorità locali e regionali, insieme alle varie associazioni e ai gruppi ambientalisti, sono arrivati a chiedere persino alla Commissione Europea di trovare una soluzione per la questione ambientale che affligge la Taranto. E come dargli torto, quando si sta assistendo alla distruzione di una città con una storia che risale a più di 2600 anni fa.

Ad oggi, le notizie riguardanti Taranto sono discordanti. Se da un lato nel mese di gennaio 2017 è stato registrato il maggior numero di decessi degli ultimi 17 anni, d’altro lato è stata rinnovata la promessa che prevede l’inizio dei lavori per la copertura del parco industriale. Questo sarebbe dovuto avvenire già nel 2015 ma si spera che questa sarà la volta buona e che tale promessa verrà mantenuta da gennaio dell’anno prossimo. Lo spero vivamente anche io perché, nonostante il problema dell’inquinamento, Taranto merita di essere mantenuta in vita soprattutto per i suoi abitanti, molto accoglienti e disponibili nei confronti di tutti quei turisti che decidono di visitare la loro terra, spesso assente dai tipici itinerari turistici.

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