FOGGIA – Lo scorso 9 ottobre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari degli Squadroni Eliportati Cacciatori di Sardegna, Sicilia e Calabria, hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a carico di MORETTI Rocco, classe ’50, ritenuto elemento di vertice della “Società Foggiana” e in particolare della batteria “MORETTI-PELLEGRINO-LANZA” e di VALENTINI Domenico, classe ’72, per i reati di tentata estorsione e porto abusivo di armi da fuoco, sia comuni che da guerra, aggravati dall’avere agito col metodo mafioso. Nella mattina odierna il GIP di Foggia ha applicato ai due indagati la misura della custodia cautelare in carcere.

Il provvedimento è scaturito da una complessa e prolungata indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dal Nucleo Investigativo di Foggia, scaturita dalla denuncia di un imprenditore operante nel settore agricolo, il quale dalla fine dell’anno 2015 era continuamente vessato da appartenenti al clan MORETTI, al fine di estorcergli la somma di 200.000 euro.

In particolare l’imprenditore ha denunciato che in più occasioni sarebbe stato avvicinato da soggetti appartenenti al predetto clan, i quali, dapprima solo con minacce verbali, ma successivamente anche con percosse e con la minaccia di armi comuni e da guerra (come ad esempio fucili tipo Kalashnikov), avevano cercato di costringerlo a versare la somma di 200.000 euro nelle casse del clan per poter continuare a svolgere la sua attività senza problemi.Analoghe minacce erano state rivolte anche ad alcuni dei suoi familiari e dipendenti.

Le indagini hanno messo in evidenza come ad alcuni episodi di intimidazione avrebbe partecipato direttamente MORETTI, mentre ad altri avrebbero preso parte ulteriori soggetti appartenenti alla medesima compagine criminale, su cui sono in corso accertamenti volti alla loro identificazione.

L’arresto di Rocco MORETTI, uno dei capi storici della criminalità organizzata foggiana e del suo complice, è stato possibile grazie alla collaborazione dell’imprenditore vessato, che ha avuto il coraggio di non sottomettersi alle richieste estorsive ma di rivolgersi ai Carabinieri denunciando le angherie subite.

E’ la seconda volta, nel giro di pochi giorni, che grazie alla denuncia delle vittime si è riusciti a dare un duro colpo al fenomeno del racket delle estorsioni nella provincia dauna, facendo intravedere un “crepa” sul muro dell’omertà.

Risale infatti al 24 settembre scorso un altro importante arresto, operato nei confronti di QUITADAMO Antonio detto “Baffino”, per il reato di tentata estorsione aggravata nei confronti di un vicino.

 

 

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