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‘Schiavitù in Italia’. Il caso della bracciante agricola Paola Clemente, stroncata da un malore a soli 49 anni nell’estate del 2015 in Puglia, balza in prima pagina sul New York Times che, prendendo spunto dalla vicenda, scrive in grande evidenza di un “sistema organizzato di schiavitù che affligge il mondo agricolo italiano”.

“La morte della donna avvenuta nelle campagne di Andria mentre era impegnata nell’acinellatura dell’uva – si legge sull’edizione internazionale del quotidiano Usa – ha portato alla luce un sistema dove spesso le donne sono sfruttate”. L’articolo firmato da Gaia Pianigiani si apre con il ricordo del marito di Paola, che racconta la difficile vita della moglie, che lavorava in nero sui campi fino a 12 ore portando a casa un guadagno di appena 27 euro al giorno.

A volte era così stanca che si addormentava nel bel mezzo della conversazione. Un tragico evento che ha “portato alla luce un sistema di schiavitù moderna”, prosegue il New York Times, citando le inchieste in corso e le dichiarazioni di sindacalisti ed esperti sul coinvolgimento di “oltre 40mila donne italiane, ma anche di migranti e lavoratori stagionali che sono alla base del sistema economico agricolo italiano, specialmente in queste aree”.

Un sistema che riporta il Paese indietro nel tempo, “fino agli anni ’50, nonostante i diritti sindacali acquisiti dai lavoratori e dalle lavoratrici nel corso degli anni”.

“Questo è un fenomeno diffuso – afferma al quotidiano Leonardo Palmisano, autore di vari testi sui lavoratori agricoli – non solo in Puglia ma dovunque e che coinvolge non solo italiani ma anche stranieri”. Un sistema che non ammette critiche: le donne preferiscono non denunciare la loro situazione perché hanno paura di perdere il posto di lavoro ed essere sostituite, scrive ancora il Nyt, parlando poi di “un muro di silenzio” che circonda questo mondo
da RepubblicaBari

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