Scritto da Katia Impellicceri in News Online, Prima Pagina, Taranto e provincia |
PROCESSO SCAZZI: Cosima e Sarah erano in garage
Lo stop di una settimana causato dall’astensione proclamato dall’OUA, non ha di certo giovato agli avvocati difensori che, ieri, per la decima udienza del processo per il delitto di Avetrana, si sono presentati in aula particolarmente nervosi. Probabilmente le dichiarazioni rilasciate dai teste – che di certo non hanno favorito la già compromettente posizioni delle due indagate - avrebbero messo in crisi la loro strategia difensiva. Questa volta, infatti, a scendere in campo esponenti della polizia giudiziaria della procura di Taranto, chiamati dall’ufficio del pubblico ministero, a sciogliere i molteplici nodi legati alle indagini, agli accertamenti e alle intercettazioni ambientali e telefoniche che i due luogotenenti hanno effettuato durante la loro attività investigativa. Molti i fattori numerici descritti dettagliatamente dagli agenti per calcolare, insieme al pm e la stessa Corte, i chilometri ed i minuti degli spostamenti e delle telefonate effettuate dagli attori legati alla vicenda, sin dal giorno della scomparsa di Sarah. Materiale di accertamento, quello discusso in aula, finalizzato a verificare quanto dichiarato sui verbali acquisiti dagli inquirenti. Ricostruzioni tecniche, quelle esaminate dai magistrati, che hanno riportato alla luce gli episodi del ritrovamento del corpo della vittima, della simulazione di Michele Misseri in merito alla soppressione del cadavere e dello stato mentale di salute di quest’ultimo. Elementi questi che hanno portato le parti a chiedere alla Corte d’Assise di acquisire la documentazione prodotta dai due pubblici ufficiali Baldaro/Calò e cartella clinica del contadino di Avetrana, rilasciata durante il suo soggiorno nella casa circondariale. Decisivo l’esito ottenuto dalle relazione tecnico/scientifiche presentate dal Tenente Colonnello dei Carabinieri, Vincenzoni Paolo, della Sezione Anticrimine di Lecce e dal Maresciallo Capo Giuseppe Piro. I due, in collaborazione con i Ros, dopo aver svolto un’attenta perizia con l’ausilio di una sofisticata apparecchiatura elettronica ( per il controllo della copertura radio elettrica delle celle serventi di determinate aree ) in casa Misseri e in tutti i luoghi frequentati dalla vittima, hanno dichiarato agli inquirenti che, quel 26 agosto 2010 alle 14.42, il telefono cellulare di Sarah Scazzi si trovava nel garage di casa Misseri. Stesso posto dove, solo qualche minuto più tardi ( le 15.25), si trovava anche quello di Cosima Serrano. Le risultanze tecniche, esposte dai due esperti, portano a sostenere la tesi dell’accusa e, quindi, presupporre che il telefono cellulare di Sarah possa essere stato spostato dall’abitazione al garage. Un’analisi, questa, priva di sbavature e dubbi quasi fosse una lezione di ingegneria elettronica. Elementi importanti che proverebbero l’esistenza di situazioni, smentite da alcuni testimoni già ascoltati. E’ da vedere, a questo punto, quale tattica intendono perseguire gli avvocati di Sabrina e Cosima, in aula visibilmente preoccupate.
Katia Impellicceri
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