Scritto da Francesco Leggieri in News Online, Sport, Taranto e provincia, Valle d'Itria |
IL DOPO ASCOLI-TARANTO: UNA VITTORIA A “SBAFO”

Dionigi-e-Rantier
In fondo si è imposta la favorita Ascoli: squadra astuta, cinica e parecchio fortunata. A volte la buona sorte accompagna i più forti e non solo gli audaci. Di coraggio bianconero sinceramente ne abbiamo visto ben poco. Più marcato,, invece, un certo senso di sbigottimento marchigiano verso l’organizzazione jonica, malgrado la rete iniziale di Sbaffo: giovane virgulto non privo di qualche intemperanza giovanile. Il paradosso del Taranto sta nell’eccessiva prodigalità: mole di gioco da vendere, schemi assimilati a memoria (anche su palle inattive) e ottimi movimenti. Insomma l’undici di Dionigi piace a lunghi tratti, godibile a vedersi ma poco cinico. Per questo il complesso può essere ancora migliorato. La mancanza del bomber. Non ce ne voglia il tecnico emiliano, ma per una volta dissentiamo dal suo pensiero. Al di là dei tanti uomini da mandare a rete, un team vincente ha necessità di un bomber principe, almeno sulla carta. A questo aggiungiamo nella gara del “Del Duca” assenza contemporanea nella ripresa di Girardi (sostituito da Degasperi) e Guazzo (convalescente). A quel punto il Taranto si è ritrovato senza punta centrale e reinventarsi un fantasista nel ruolo è stato arduo. E poi diciamola tutta, le statistiche della carriera di un calciatore svelano molto, anche la sua vocazione. Elementi come Chiaretti, Russo, De Gasperi e Rantier non hanno certo l’ “istinto omicida” sotto rete. Il calciomercato è quasi agli sgoccioli, consigliabile una meditazione. La fastidiosa sensazione è sentire risuonare la canzone “La dura legge del gol” degli 883: l’essenza sostanziale dell’incontro di ieri. Centrocampo duttile. Malgrado le defezioni importanti di Vicedomini e Di Deo, la mediana rossoblu ha retto a dovere sia centralmente che sugli esterni, fatta eccezione per la prima fase del match, quando Sabatino è sembrato in difficoltà sull’indiavolato Gazzola. Sciaudone, Giorgino e Pensalfini offrono ampie garanzie al netto delle già citate assenze di Vicedomini e Di Deo, presunti titolari. Sorvoliamo sull’eventuale assenza di qualità, in quanto Sciaudone, lo ribadiamo, è cresciuto in maniera esponenziale durante il biennio di Foligno e sarà prezioso per la sua duttilità unitamente agli altri elementi del centrocampo. Del resto nel Dionigi “pensiero” non c’è spazio per un regista classico. La difesa di “scorta”. Regalare elementi di spessore come Sosa e Coly a un avversario più quotato può essere letale ma il trio Cutrupi, Colombini (è ancora sul mercato?) e Prosperi hanno retto oltre le più rosee aspettative. E’ anche vero che i marchigiani sono indietro rispetto al grado di preparazione dei rossoblu, comunque la retroguardia complessivamente merita la sufficienza. Peccato per le amnesie in occasione della prima segnatura (responsabilità da condividere con l’out mancino) e quella del 3-1 finale. Su quest’ultima, però , vi è l’attenuante degli jonici ormai sbilanciati in avanti alla ricerca del pari. Abbiamo volutamente tralasciato la seconda rete poiché, allo stato attuale, permane il sospetto del fuorigioco. Ad ogni buon conto l’esperto bucaniere Castori ha ringraziato: pericolo scampato per una potenziale figuraccia. In fondo il fine giustifica i mezzi, Machiavelli docet. Per i fischi piovuti sui biaconeri, però, meglio tapparsi le orecchie. Il calcio dei poteri forti. Sull’insensata formula delle Tim Cup, in ossequio al modello inglese (noi continueremo a chiamarla Coppa Italia), stendiamo un velo pietoso. Un meccanismo perverso e cervellotico che riduce ai minimi termini le possibilità di proseguire nella manifestazione alle compagini sulla carta più deboli. Insomma d’inglese c’è solo il nome della competizione, perchè il pasticcio è in salsa italica.
E. L.









