“Un romanzo è un movimento di parole”: in questa semplice ma efficace definizione è racchiusa tutta la poetica di Cesare De Marchi, vincitore, nel 1998, del premio Campiello con il romanzo Il talento,  che ha recentemente pubblicato il suo ultimo romanzo, edito da Feltrinelli, dal titolo La vocazione,  presentato nei giorni scorsi al liceo scientifico e classico Moscati di Grottaglie. Nato a Genova e attualmente residente in Germania, dove presiede la Società Dante Alighieri di Stoccarda, Cesare De Marchi ricorre ad una scrittura asciutta, ad un modo di esprimersi e di descrivere che non lascia spazio a preziosismi formali o a ricercatezze lessicali, che non ammicca al facile sentimentalismo imperante e all’emotività dominante in certa letteratura contemporanea.  La vocazione ha come protagonista Luigi  Martinotti, un trentacinquenne che vive a Milano e che, non avendo potuto frequentare l’università per ragioni economiche,  frigge patatine in un fast food, nonostante abbia una grande passione per la storia,  un interesse che persegue con ostinazione, recandosi in biblioteca tutti i giorni, anche di sabato e domenica. Il romanzo delinea la precarietà giovanile nel lavoro e il disperato  tentativo di condurre una vita che preveda la possibilità del sentimento e di livelli di normalità in una situazione anomala, ma  apre anche un’altra  finestra sociale, ossia quella dell’alienazione che porta all’isolamento e alla pazzia.
La presentazione, organizzata dal liceo in collaborazione con la libreria bar Nomine rosae, di prossima apertura nella città della ceramica, si inserisce nell’ambito degli Incontri con l’autore organizzati dal Moscati ed ha registrato un alto gradimento tra il pubblico presente poiché, come sottolinea il Dirigente scolastico, dott. Guglielmo Matichecchia, “la scrittura di De Marchi è meditata, profonda ed ha provocato grandi emozioni in chi, come i nostri studenti, ha letto e saputo apprezzare questo romanzo”. All’iniziativa hanno partecipato attivamente gli studenti del liceo che, dopo aver letto ed analizzato il romanzo, hanno animato il dibattito critico e dando voce  alle loro riflessioni e ai  loro commenti. L’autore ha risposto con precisione e chiarezza alle numerosissime domande poste dagli alunni, in ordine ai diversi argomenti affrontati nel libro: si è parlato di frustrazione lavorativa, di sogni infranti o realizzabili, delle teorie e della filosofia della storia, di malattia, di morte, di follia, delle influenze pirandelliane e della necessità di continuare a coltivare, senza cedimenti, i propri sogni. L’autore ha, inoltre, raccontato alcuni piccoli aneddoti relativi all’idea ispiratrice che è alla base del romanzo, rivelando che un Luigi Martinotti è realmente esistito alla fine dell’800 ed era un ferroviere che si autoaccusò di aver rapito un bambino il quale consegnò a benedetto Croce un manoscritto di argomento filosofico che il critico lesse e di cui parlò in un suo articolo.Attenti, interessati e soprattutto partecipi gli alunni del liceo, che hanno dimostrato che fare scuola significa anche saper uscire dagli schemi tradizionali e immergersi nel mondo della cultura contemporanea viva e vitale con la quale si po’ dialogare e ci si può proficuamente confrontare.

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