Percorrendo i luoghi ameni del meraviglioso litorale adriatico che da San Foca porta a Roca entrambe frazioni di Melendugno in provincia di Lecce all’improvviso s’incontrano quelle che ormai costituiscono le rovine di un edificio di cemento d’imponenti dimensioni più simile ad una vecchia colonia penale che a quello che veniva denominato con un religioso eufemismo – per non destare ulteriori biasimi sull’uso a cui veniva destinato come Centro di Permanenza Temporanea per immigrati -, Regina Pacis. Il Belpaese, la Terra delle bellezze artistiche e archeologiche, dei luoghi incantati, di angoli incontaminati di Paradiso, è stato troppo spesso letteralmente “violentato” sulle sue coste a causa dell’arroganza e noncuranza degli speculatori e delle disattenzioni, l’incuria storica di alcuni amministratori, da decine e decine di ecomostri, talvolta illegali, talvolta “legalizzati” che campeggiano su dune, scogliere, spiagge e promontori lungo tutta la Penisola; uno di questi è la “carcassa” dimenticata del Regina Pacis, oramai mestamente ed opportunamente abbandonata che per età, per storia e per impatto ambientale dovrebbe scomparire definitivamente dalla Nostra costa per sgombrare il campo all’orizzonte dell’azzurro mare del Salento. Per queste ragioni Giovanni D’AGATA componente nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, invita le Autorità preposte a riflettere sull’opportunità di ordinare la demolizione della struttura, vera e propria “saracinesca” sul mare, non solo per liberare la Natura e rendere fruibile quella porzione di litorale salentino, ma anche per contribuire a cancellare dalla memoria storica drammi e tragiche vicende umane, tristezza e dolore di migliaia di vite di migranti che non per loro volontà da lì sono passate.

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